Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/231

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E riposati alquanti giorni poi,
i cherci fiorentini il dimandáro:
— Dicci se lo giudicio tocca a noi,
o se per nostro inciampo ci è riparo. —
Salamon disse allor: — Si come voi
siete principio al dolore e all’amaro,
sarete i primi che il Signor superno
vi manderá nello prefondo eterno. —
41
A’ prior disse: — Questa vostra terra,
chiamata «fior», farò che fará frutto;
ma, prima che sia, se ’l mio dir non erra,
dovizia avrete di pianto e di lutto. —
Ed il consiglio co’ prior si serra:
alcun dicea che volea ch’ai postutto
e’ fusse presentato riccamente:
chi n’era lieto, e chi n’era dolente.
42
In ringhiera levossi un calzolaio
e disse: — Io dico ch’ai signor reale
non si die tanto che vagli un danaio,
po’ch’egli il manda il re celestiale;
ma, se ognun vuole istare allegro e gaio,
pigliamo il bene e lasciamo ogni male,
e ’l Signor ci dará stato perfetto. —
Ciascun rispose e disse: — Egli ha ben detto. —
43
Partissi Salamone e andò a Gagliano,
la sera se n’andò sanza menzogna:
e riguardando intorno il Capitano
conobbe ch’era il camin di Bologna.
E parlò e disse: — Signor mio sovrano,
licenzia v’adimando con vergogna,
ch’io possa ritornar in mio paese,
ché mio nimico è il popul bolognese. —