Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/32

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26 i - il bel gherardino

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Al secondo sonar l’altro mattino,
el soldan d’Alessandria die’ per costa;
e quale iscontra al dubbioso cammino,
la suo venuta molto cara costa:
e, combattendo come paladino,
rimase il campo a lui in poca sosta,
gli altri fuggendo, il soldan seguitando,
mettendogli per terra, scavalcando.
37
E lo Bel Gherardin molto sdegnosse,
veggendo che ’l soldano era vincente.
Dal padiglion di subito si mosse,
inver’di lui cavalca arditamente,
e per sí gran possanza lo percosse,
che morir crede quando il colpo sente,
e sbalordito fugge e non soggiorna:
e Gherardino al padiglion ritorna.
38
Tutta la gente, che d’intorno stava,
cridavan: — Viva il cavalier vermiglio! —
e la donzella si maravigliava,
e colle dame faceva consiglio:
ed in quel punto nel suo cuor pensava:
— Sed e’ ci torna, io gli darò di piglio! —
E dice a l’altre: — Deh! guatate donde
dello stormo esce e dove si nasconde. —
39
La Fata bianca, al cavalier pensando,
addormentar non si puote la notte,
e nel suo cuore giva immaginando:
— Chi sare’ que’ che vien pure a sodotte?
Quando lo stormo ha vinto, tal domando,
par che nascoso sia sotto le grotte!
Il cuore in corpo tutto mi si strugge
di voglia di saper perché si fugge.