Pagina:AA. VV. – Opuscoli e lettere di riformatori italiani del Cinquecento, Vol. II, 1927 – BEIC 1889291.djvu/283

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avemo visto, né udito nominare, quando eramo per la via di venire qua, ci mandava quindici scudi per il camminare. Quando fumiamo mi venne la febbre, e quattro settimane sempre son stata ammalata. Adesso sono otto giorni che siamo venuti qui in una terra che si chiama Heidelberga del eccell.mo signor duca Elettore Palatino, dove è una accademia, nella quale il mio consorte è stato da S. Ecc. fatto lettore pubblico, benché a questi miseri tempi piú se curano le persone di arme che di lettere, essendo ogni cosa sotto sopra. 1 vescovi hanno un grande esercito, che va di qua e di lá, nocendo alle cittá del evangelio, e, dopo che hanno brusciato Suinforto, che non hanno lasciato pur una casa, hanno ancora brusciato il paese del piú pio principe che l’usse in Alemagna. L’è ancora gran persecuzione in Anglia e intendo che padre bernardino è fuggito a Geneva, sicché in ogni loco bisogna portare la croce chi vole esser di Cristo. Io son piú allegra di cosi patire ed essere vero membro di Cristo, che se io avesse tutto il mondo, e non lo desidero. Io so bene che questa non sará rultima persecuzione, che averemo patito, ma che bisognará, se viveremo, patire molte tribulazioni, né al presente semo senza. Questa cittá ha ben predicatori buoni, ma ancora e preti e frati, e non è la cosa troppo netta. Purché Dio ini dia fede e constanzia pertín alla line, come spero che lo fará, avendomi promesso di esaudirmi in tutto quel chel pregare»; e io di ciò lo priego assiduamente, e lui mi dia grazia che io pertín qui, a laude sua, fra gl’impii delli quali ogni cosa è piena, mai ho ceduto un pelo quanto alla religione, e non mi accordo in niente con li epicurei, che in libertá di carne pigliano l’evangelio: cosi sempre ci è qualche fastidio. Ma molto meglio è patir in questa brevissima vita, che stare in eterno in tormenti inenarrabili. «Cosi vi priego, la mia cara sorella, che abbiate cura della vostra salute, e che piú temiate quello che con una parola ha creato ogni cosa, quello che vi ha creato e fatto tanti beneficii, che un pezzo di carne, la quale è come il ferro, un poco di fiato che presto uscisse fuora. E se vi sentite inferma, non bisogna che scusate la vostra infermitá, perché non è peccato maggiore che escusare i suoi peccati. Per questo David prega nel salmo cxl: «Non lascia, Signore, inclinare il core mio ad escusare i peccati». Il salmo comincia: «Signore, io gridai a te». Ma bisogna confessarla a Dio come a un medico, e lui pregare che vi faccia