Pagina:AA. VV. – Sonetti burleschi e realistici dei primi due secoli, Vol. I, 1920 – BEIC 1928288.djvu/23

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i - rustico filippi 17

XXXII

È molto lieto, per gelosia, che la gente stia lontana dalla sua donna.

Come puote la gente sofferire,
donna amorosa, standovi lontana?
Chi vive, come si puote partire
4da la vostra gioiosa céra umana?
Ben me ne maraviglio, a lo ver dire,
ché de le donne siete la sovrana,
come si trova in lor tanto fallire,
8ched a lor non istate prossimana!
Eo noi dico, madonna, che mi doglia
di questo fallo, che la gente face:
11paremi cosí grande maraviglia.
E so ben che non fora vostra voglia,
e me dismisuratamente piace:
14tanta di gelosia TAmor m’appiglia.

XXXIII

Il suo cuore dimora sempre fuor del corpo, in balia dell’ainata.

I’aggio inteso che sanza lo core
non pò l’om viver né durar neiente:
ed io vivo sanz’esso, e Io colore
4però non perdo, né saver né mente;
ma solo per la forza del segnore,
che’1 n’ha portato, ch’è tanto potente,
lo diparti dal corpo: ciò fue Amore; *
8e 1 ha miso in balia de l’avvenente.
Lo cor, quando dal corpo si partio,
disse ad Amor: — Segnore, in quale parte
11mi meni? — E que’ rispose: — Al tuo disio. —
In tale loco è, che giá mai non parte;
insieme sta il meo core e’l disir mio:
14cosí vi fosse il corpo in terza parte!