Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/133

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antonio bruni 127

     Ritratti, ancor miracoloso amore
gii arde fra l’ombre e ’l foco lor non cela,
e se da lor non miro arsa la tela,
è di pennel miracolo maggiore.
     Tremanti sì, ma nel mirar non lassi,
volgono gli occhi a l’amorose prove;
ma per molle sentiero impenna e move
il volo il cor, piú che la pianta i passi.
     De la coppia d’amor ebra e seguace
è precursore Amor; ma stella e guida
è di lei la beltá cupida e fida,
vie piú che di Cupidine la face.
     Ma come avvenir può ch’ella s’avvezzi
nel tuo albergo, ov’Apollo ha ’l simulacro,
a trattar sì profana in loco sacro
varie lascivie, e la lascivia i vezzi?
     Se di greca eloquenza amico fonte
ne l’eccelsa magion lor corre avanti,
come da Grecia i fuggitivi amanti
ne l’eccelsa magion volgon la fronte?
     Qui, di cura real gravido il seno,
spieghi i pregi de l’ostro e de la penna,
famosissimo al par, s’unqua a la Senna
giugni dal Tebro o se dal Tebro al Reno.
     Non intrecci di mirti altri le chiome
qui, dove a te l’intreccia o lauro o palma;
non sia ratto d’amor dov’hai la palma
di rapire a l’oblio famoso il nome.
     Da la sacra magion, dunque, sen vada
lungi la coppia effeminata e molle.
Miri ch’incontra a lei la punta estolle
giá di Febo lo stral, d’Astrea la spada.
     Ma quale agli occhi miei s’offre novella
opra d’amore? a qual di morte acerba
apparato d’orror, scena superba
or guida i guardi miei tragica stella?