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134 lirici marinisti

     Dunque, in ora sí breve in te fian spenti
tutti i sensi d’amore? in te s’annida,
in te spirito uman, dunque, pur senti?
     Dunque, fia ch’a te il Sol splenda ed arrida,
s’ei, che su l’alba giá sposo ti vide,
ti vede anco su l’alba empio omicida?
     Perché il cor con la man, con voglie infide,
se promette la fé, la fé schernisce,
se mi giura l’amor, l’amor deride?
     Ben piú che l’alma, in te l’amor languisce;
brina in neve si tosto o neve in spuma
come la fiamma tua giá non svanisce.
     Dura piú nebbia a sole e fiore a bruma;
giá piú di te volubile e leggiero
non ha volo l’augel, augel la piuma.
     Quindi, tanto infedel quanto guerriero
(amante io non dirò, s’amor gentile
sprezzi, vie piú che uman, spietato e fèro),
     porgi in vece d’anello e di monile
ai solenni imenei lacci e catene,
con servaggio sí barbaro e sí vile;
     e ’l tesoro che in don da te mi viene,
è vascello che tòsco a me sol porta
e col dono primier l’ultime pene.
     Deh, non tronchi mia vita, a pena attorta,
altro che ’l ferro tuo; so che mi vuoi
al tuo trionfo e catenata e morta.
     Ben riede il fato in me degli avi eroi,
del forte genitor, del gran campione,
d’Asdrubale, ch’illustre è si fra noi;
     di lui che coltivò l’armi e l’agone
col sudore e col sangue, e talor, doma
l’oste, intrecciossi al crine auree corone;
     di lui, che in un d’allòr cinse la chioma,
e con lume d’onor che non s’imbruna,
fe’ superbe cozzar Cartago e Roma.