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138 lirici marinisti

II

L’AMANTE TACITO

     Ardo, e l’immenso ardor ch’ho in seno accolto
regna ne l’alma e a pena il petto sente;
e cresciuto e giá grande amor fervente
in fasce di silenzio ho stretto e involto.
     Talor tento mostrar nel mesto volto
il celato desir, ma ne la mente
tosto ritorna il rio pensiero ardente,
e rassembro Meandro, in me rivolto.
     E come spesso il mar con onde piene
romper le mète sue par che si miri,
sol poi spuma e rimbomba in su l’arene;
     cosí tentan passare i miei martiri
il confine del cor, ma fuor sol viene
spuma di pianto e suono di sospiri.

III

LA BALBUZIENTE

     Del tuo mozzo parlare ai mozzi detti
mozzar mi sento, alta fanciulla, il core.
Lasso, con qual dolcezza e qual valore
quella annodata lingua annoda i petti!
     Tu tronco, io tronco il suon mando pur fuore,
ma fan varie cagioni eguali effetti,
ché gli accenti a formar tronchi e imperfetti
te insegnò la natura e me l’amore.
     Or la beltá de la leggiadra imago,
oimè, qual fia, se delle tue parole
il difetto gentil pur è si vago?
     Eco sei di bellezza? o la favella
tra’ labri appunta e abbandonar non vuole
di coralli d’Amor porta sí bella?