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214 lirici marinisti

D’INCERTO


TA KATAMHNIA

     Pallide il mio bel Sol, ma pur vezzose,
porta di bel pallor le guance sparte;
ivi languian, ma in piú nascosta parte,
ne’ begli orti d’Amor, fiorian le rose.
     Ma io, ch’in cotal mar tai sirti ascose
di trovar non credea, sciolte le sarte
e drizzato il cammin, l’ingegno e l’arte,
a solcar m’accingea Tonde amorose.
     Quand’ella: — Ah, non fia, no! — disse, — ben mio,
non fia che tenti i perigliosi umori,
che causar ti potrian naufragio rio.
     So che tu il frutto de’ tuoi degni amori
da me ricerchi, e dartel bramo anch’io;
ma còr noi puoi ne la stagion de’ fiori.