Pagina:AA. VV. - Lirici marinisti.djvu/395

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ciro di pers 389

     Erri la destra, e gastigar la voglia
Muzio moderno; avralla forse il foco?
Anzi né pure il Sol vedralla un poco,
se non coperta d’odorata spoglia.
     S’opponga il Tebro tumido e sonante
a Clelia, e rivedrem l’esempio antico,
non giá se d’uopo fia torsi al nemico,
ma ben se d’uopo fia darsi a l’amante.
     Infra i duri novali esercitata
di Cincinnato la virtú robusta
piú non si piega; alma di vizi onusta
torpe fra i lussi e detta vien beata.
     Di Curzio e di Fabricio oggi s’onora
l’altera povertá con poca laude;
sol ricchezza s’ammira e ’l volgo applaude
al tradimento ancor, s’altri l’indora.
     Oggi chi pregio vuol d’alma gentile
spieghi fra i lussi altere pompe; a lui
Dedalo sudi a far palagi in cui
non vi sia del padron cosa piú vile.
     Qui cosí terso il pavimento splenda
che il piede di calcarlo abbia rispetto,
e l’oro qui, sotto il superbo tetto,
d’un pallido fulgor le travi accenda.
     Veggansi qui da le pareti illustri
di serico lavor drappi pendenti,
ove su l’ostro co’ filati argenti
scherzin degli aghi le vigilie industri.
     La mendace di Rodi arte vetusta
qui con mute bugie schernisca il vero,
e sia vil prezzo un patrimonio intero
de l’ombre vane d’una tela angusta.
     S’ornin le mense e Bacco in tazze aurate
sposi l’alpino gel; turba di cuochi
sudi ad un sol palato e in vari fuochi
stridano l’esche in piú d’un clima nate.