Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/232

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
226 iii - de l’origine d’amore

da la falsa, che non è troppo del proposito, massimamente che piú innanti credo che sará bisogno parlare de la bellezza piú largamente; per ora ti dirò solamente, in somma, sua vera e universale diffinizione. La bellezza è grazia, che, dilettando l’animo col suo conoscimento, il muove ad amare; e quella cosa buona, o persona, nella quale tal grazia si truova, è bella, ma quella buona ne la qual non si truova questa grazia, non è bella né brutta: non è bella perché non ha grazia, non è brutta perché non gli manca bontá. Ma quello al quale tutte due queste mancano, cioè grazia e bontá, non solamente non è bello, ma è gattivo e brutto, ché fra bello e brutto è mezzo, ma fra buono e gattivo non è ver mezzo, perché il buono è essere e il gattivo privazione.

Sofia. La potenzia non m’hai detto che è mezzo fra l’essere e la privazione?

Filone. È mezzo fra l’essere in atto e perfetto e fra la total privazione; ma la potenzia è essere appresso la privazione, ed è privazione appresso l’essere attuale, onde è mezzo proporzionale compositivo de la privazione e de l’essere attuale, cosí come l’amore è mezzo fra il bello e brutto. E non però fra l’essere e la privazione di quello può cader mezzo, perché fra l’abito e la privazione di quello non può esser mezzo, che son contradditòri; ché la potenzia è abito in respetto della pura privazione (e fra loro non cade mezzo), ed è privazione respetto de l’abito attuale, e cosí fra loro non è mezzo: il quale è fra il bello e il brutto, ma fra il buono e il gattivo assoluto non cade mezzo.

Sofia. Mi piace questa diffinizione, ma vorrei sapere perché ogni cosa buona non ha questa grazia.

Filone. Negli oggetti di tutti i sensi esteriori si truovano cose buone, utili, temperate e delettabili; ma grazia che diletti e muova l’anima a proprio amore (qual si chiama bellezza), non si truova negli oggetti de li tre sensi materiali, che sono il gusto l’odore e il tatto, ma solamente negli oggetti de’ due sensi spirituali, viso e audito. Onde il dolce e sano cibo e poto e il soave odore e salutifero aere e il temperato e dolcissimo