Pagina:Abrabanel, Juda ben Isaac – Dialoghi d'amore, 1929 – BEIC 1855777.djvu/244

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
238 iii - de l’origine d’amore

corruttibile non può essere però che non ha contrario, come gli elementi e li composti da quelli, e la corruzione viene da la superazione del contrario, e la generazione ancora è movimento d’un contrario in altro; e mostrasi che ’l cielo non ha contrario, perché è impassibile, immutabile in sustanzia e qualitá, e sua tonda figura fra tutte l’altre figure sola è priva di contrarietá. Per conseguente, al moto circulare repugna l’avere principio, perché come la figura circulare, quale è la celeste, non ha principio e ogni punto in lei è principio e fine, cosí il moto circulare è senza principio e ogni sua parte è principio e fine, ancora nel primo moto; perché, se si generasse, la generazione sua, che è moto, saria prima del primo, quale è impossibile; e non possendo dare processo in infinito ne’ moti generati, bisogna venire a un primo moto eterno. Ancora il tempo, qual segue il primo moto, però che è numerazione del antecedente e succedente del moto, bisogna che sia eterno come lui, perché in effetto è fine del tempo passato e principio [del] venturo, onde non si può assegnar istante che sia primo principio: è dunque il tempo eterno senza aver mai principio.

Sofia. Intendo le ragioni che mossero Aristotile a far eterna la materia prima [e] il cielo in loro stessi, e la generazione de le cose e il moto circulare [e] il tempo in modo successivo, una parte doppo l’altra. Ha lui forse altre ragioni, senza queste, a provare l’eternitá del mondo?

Filone. Queste, che t’ho dette, sono le ragioni sue naturali; fanno ancora li peripatetici due altre ragioni teologali a provar che ’l mondo sia eterno, una pigliata da la natura de l’opifice e l’altra dal fin de l’opera sua.

Sofia. Fa ancora ch’intenda questo.

Filone. Dicono che, essendo l’opifice Dio eterno e immutabile, l’opera, che è il mondo, debbe essere ab eterno fatta ad un modo, perché la cosa fatta debbe corrispondere a la natura di chi la fa; e oltra che il fine del creatore ne la creazione del mondo non fu altro che voler far bene, perché dunque questo bene non si debbe aver fatto sempre? ché giá impedimento