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di Tullia d’Aragona[1], del Varchi[2], del Doni[3], e dalla ricordata intenzione del Piccolomini di compiere l’opera con un quarto dialogo. E la fortuna del libro si estese senza indugio fuori d’Italia. Nel 1551 ne usciva a Lione (ap. de Tournes, 2 tomi in un vol.) una traduzione francese anonima, attribuita a Ponthus de Tyard[4]; e pure nel 1551 a Lione (Rouille; in due tomi) si pubblicava La sainte philosophie d’Amour de Léon Hèbreu, traduicte de l’italien par le seigneur Du Parc (cioè Denis Sauvage), con sonetto introduttivo[5], versione ristampata nel 1559 (dallo stesso Rouille) e nel 1595 (Lyon, Rigaud). Il Ronsard, negli Amours[6], inveiva contro
Leon Hebrieu, qui donne aux dames cognoissance |
E Montaigne, verso il 1588[7], a dimostrare che «les sciences traictent les choses trop finement, d’une mode trop artificielle et differente á la commune et naturelle», scriveva: «Mon page faict l’amour et l’entend. Lisez luy Leon Hebreu et Ficin; on parie de luy, de ses pensées et de ses actions, e si il n’y entend rien». Son critiche forti, ma documentano una popolaritá non comune. Attraverso Ponthus de Tyard e Maurice Scève, che giá dal 1544
- ↑ Della infinitá di Amore (1547): «Io prepongo Filone a tutti, se bene in alcune cose, e massimamente quando entra nelle cose della fede giudaica, piú tosto lo scuso che l’approvo» (Trattati d’amore cit., p. 224).
- ↑ L’Ercolano, l. c.; Sopra alcune quistioni d’amore, lez. I (1554): «Ultimamente venne in luce il Dialogo di Filone Ebreo, diviso in tre libri, nei quali si tratta, benché alcuna volta oscuramente e confusamente, cosí a lungo delle cose d’amore e cosí veramente, che io per me lo prepongo a tutti gli altri» (ed. di Firenze, 1590, p. 352)
- ↑ La Libraria del Doni Fiorentino (1550): «Leone Hebreo ha mostratoci quanto si può dire e bene dire nelle cose amorose e ci diede un honorato volume, Dialoghi di Amore» (ed. di Venezia, 1571, p. 31 b).
- ↑ Cfr. F. Brunetière, La Plèiade française, in «R. des Deux Mondes», CLXII (1900), p. 905; F. Flamini, Du rôle de P. de Thyard dans le pétrarquisme français, in «R. de la Renaissance», I (1901), p. 50.
- ↑ Vedilo riportato in Pflaum, op. cit., pp. 153-154.
- ↑ Ed. Laumonier, Paris, 1924, II, 176.
- ↑ Essais, III, 5.