Pagina:Alberti, Leon Battista – Opere volgari, Vol. III, 1973 – BEIC 1724974.djvu/391

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deifira 387

dizione sostanzialmente compatta e nettamente distinta da quella della versione inquinata.

A stare alle indicazioni date nella Vita anonima1, e finora non ne abbiamo altre, Alberti avrebbe composto la Deijira durante il suo soggiorno bolognese o poco dopo, e comunque prima della Famiglia stesa a Roma nel 1434. Per la materia e lo stile si colloca accanto all’Ecatonjilea, a cui sarebbe pure cronologicamente vicino. A giudicare dalla tradizione manoscritta l’Alberti avrà ritoccato poco la prima stesura della Deijira. Molte varianti tra i codici si rivelano subito come nate da errori e fraintendimenti, e perfino quelle apparentemente più sostanziali si possono in fin dei conti spiegare nella maggioranza dei casi come sviste o ritocchi di copisti. Il codice che più si allontana dagli altri è M1, che presenta un testo molto corrotto nella trasmissione, e con ciò pieno di errori e passi completamente inintelligibili; inoltre la lingua e l’espressione sono state dovunque modificate e semplificate con omissioni e la sostituzione di locuzioni diverse (che non sembrano corrispondere a quelle della versione contaminata su accennata). Trattandosi di un codice del tardo ’400, non abbiamo esitato a scartarne la testimonianza, che non trova conforto tra il resto dei manoscritti. Fra questi Vel, che per altro s’accorda in molte varianti con H, contiene due passi che non ricorrono altrove nella tradizione manoscritta; sono i seguenti:

p. 234, 25 Dopo attristarsi continua: «Se alcuno, o amanti, si mostra verso di voi con quello amore che per voi a loro si porta, fatine sotile experiencia per non essere inganati e derisi. Et se alcuna volta meno si mostra de lo usato amarvi, non per quello vi adolorati. Stolti amatori ...».
p. 237, 15 Dopo negano continua: «e potere dire ‘certo io noi senti’ né mi acorsi di nulla’», (Riprende poi come alla r. 20).


Diverso il caso di altri due passi, almeno nel fatto che non ricorrono in un solo codice. Il primo è dato da un gruppo di codici affini: A B C P l’Ms:

p. 241, 8 Dopo schifa leggono: «Altre infinite ne vederai più domestiche» (continuano poi: «Se t’è piacere ...»).
  1. Op. volg. (Bonucci), I, p. XCIV .