Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/101

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libro quarto. 79

de la Republica? A gli huomini egregii adunque, che saranno di gran consiglio, si debbe dar la principal cura, et potestà di moderare le cose. Costoro con religione statuiranno le cose sacre: Et giusti, et ragionevoli, constituiranno con le leggi gli ordini, et mostreranno la via di bene, et felicemente vivere. Veglieranno per difendere, et accrescere, l’un dì più che l’altro, l’ autorità, et la dignità de loro Cittadini. Et dove per aventura eglino haranno proveduto cosa che sia per essere commoda, utile, o necessaria, essendo essi forse stracchi da gli anni, talmente che più presto veglino essere occupati nel contemplare delle cose, che in metterle ad essecuzione, le commetteranno a quelli che in esse sono pratichi per lungo uso, et espediti et atti a metterle ad effetto; accioche e’ vadino continovando con i portamenti loro di ben meritare della Patria. Et questi altri, preso il negotio sopra di loro, et in casa con grandissimo ingegno, et sollecitudine; et fuora con la fatica, et con i disagi procureranno il fatto diligentemente, daranno sententie, guideranno esserciti, eserciteranno se stessi, et la multitudine, et la industria de loro. Conoscendosi finalmente, che si affaticheriano indarno, a voler dare perfettione a le cose, senza le facultadi; quelli, che seguono dopo costoro, bisogna, che sopperischino con le ricchezze loro, o da la Agricoltura, o Mercatura che se le habbino. Tutta l’altra multitudine de gli huomini debbe secondo che ricercherà il bisogno, ubbidire, et porgere aiuto a questi principali. Se queste cose fanno assai a proposito, noi certo veggiamo che le qualità de gli edificii, altre si aspettano al Publico, altre a Cittadini principali, et altre a la Plebe. Et a principali ancora, altre si aspettano a quelli che hanno il pondo di pensar a la Città, et a consigli; altre a quelli, che si esercitano in le faccende, et altre a quelli, che attendono a ragunar le ricchezze. Di tutte le quali cose certamente, referendosene, come habbiamo detto, una certa parte a la necessità, et un’altra parte a la commodità; siane lecito a noi, che trattiamo de gli edificii, l’haverne concessi alcuni per diletto de lo animo, mentre che in cambio di premio noi statuiremo che i principii di simili divisioni si debbino ricercare da primi documenti de Filosofi. Di questi adunque doviamo noi trattare quel che ad uno edificio publico si aspetti; quel che a gli edificii principali, et quel che a gli edificii de la Plebe si convenga. Ma donde comincieremo noi a dare principio a si gran cose? Comincieremo noi si come intervenne a gli huomini, nel procacciarsi di giorno in giorno simili cose, da le picciole casuccie de poveri privati? et dipoi passeremo si come noi veggiamo, a questi grandissimi edificii de Teatri, de le Terme, et de Tempi? Egli è certo cosa manifesta, che le genti del Mondo stetterò grandissimo tempo senza cinger mai le Città di mura. Gli Historici scrivono, che andando Dionisio per la India, non trovò appresso di quelle genti alcuna Città cerchiata di mura. Et Tucidide scrive, che già la Grecia non era cinta di alcuna muraglia. Et per la Francia fino a tempi di Cesare non era popolo alcuno in la Borgogna, che stesse ne le Cittadi, ma stavano sparsi in Borghi. Che più? Io truovo che la prima Città fu Biblo, occupata da Fenici, la quale Saturno haveva accerchiata di mura intorno alle sue case. Ancor che Pomponio dica di Ioppe edificata innanzi al Diluvio. Dice Erodoto che occupando gli Etiopi lo Egitto, non punivano alcuno, che errasse, di pena capitale; ma li facevano alzare la terra intorno a’ Borghi, ch’eglino habitavano. Et di quì dicono si cominciarono a fare le Città in Egitto. Ma parleremo di loro altra volta: Perche hora se bene io veggo che tutte le cose che naturalmente si fanno, nascono da principii deboli; mi piace nondimeno cominciar dalle cose più degne.


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