Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/251

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libro nono. 229

di adornamenti, che qual s’è l’una di esse parti, come tu hai veduto, ha di bisogno che tu ne facci conto grandissimo. Ma noi secondo il costume nostro, per quanto potranno le forze del nostro ingegno, seguiteremo; non raccontando le cose per quella via, per la quale dal numero de le parti si cavi la vera cognitione del tutto: Ma comincieremo da quello che fa a nostro proposito, notando che cosa sia quella, che per sua natura faccia le cose belle. Siamo avertiti da buon Maestri antichi, et lo abbiamo detto altrove, che lo edifitio è quasi come uno animale; si che nel finirlo, et determinarlo bisogna immitare la natura. Andiamo dunque investigando onde nasca che ne’ corpi prodotti da la natura, alcuni sono bellissimi, et alcuni men belli, et alcuni brutti, et deformi. Egli è cosa manifesta, che in tutti quelli che sono tenuti belli, non son tutti i membri fatti a un modo, talmente che e’ non siano punto infra loro differenti; anzi conosciamo che egli è impresso, et infuso in quella parte massimo nella quale non si somigliano, un certo che, per il che se bene e’ sono dissimili, nondimeno noi gli tenghiamo l’uno et l’altro per gratiosi. Sarà alcuno che desidererà di havere una fanciulla, che sia di corporatura dilicata, et magretta, et colui appresso di Terentio anteponeva alle altre fanciulle quella che era di carnagione più soda, et più compressa; a te forse piacerà di havere una moglie che non paia strutta, come gli ammalati, nè anche talmente compressa di membra, che paia un contadinaccio tozzo da fare alle pugna. Ma vorresti che si trovasse in lei una convenevole forma, secondo che convenientemente si potrebbe fare, se si arrogesse alla prima quel che si potria levare, o torre alla seconda. Che dunque? per questa cagione che ti piacerà più questa che quell’altra, giudicherai tu però che l’altre non sieno belle, o gentili? No. Ma che questa ti piaccia più che l’altre, lo potette causare alcuna cosa, la quale non vò ricercare come ella si stia: ma il giudicare che tu farai, che alcuna cosa sia bella, non nascerà da la oppenione, ma da uno discorso, et da una ragione che harai dentro nata insieme con l’anima, il che si vede esser cosi; conciosia che ei non è nessuno che guardando le cose brutte et malfatte, non si senta da esse subito offendere, et non le habbia in odio. Donde ancora si desti, et onde venga quello conoscimento de lo animo, non ricerco io così profondamente. Ma consideriamo, et esaminiamo quel tanto che faccia a nostro proposito da le cose che per loro stesse ci si offeriscono. Conciosia certamente che nelle figure et nelle forme de gli edifitii, è un certo che di eccellente, et ben fatto naturalmente che in un subito sveglia gli animi, et si fà conoscere. Io credo certamente che la maiestà, la bellezza, et la dignità, et qual ti voglia simili altre cose, consista in quelle cose, che se tu le levassi, o le mutassi, diventerebbono in un subito brutte, et mancherebbono. Se noi ci persuaderemo questo, non ci parrà cosa lunga trattare di quelle cose che si possino levar via, accrescere, o mutare; et massimo nelle figure, et forme: conciosia che ogni corno è comporto di certe parti sue, et determinate; de le quali certamente se ne leverai alcuna, o la ridurrai che sia maggiore, o minore, o la tramuterai di luogo a luoghi non convenienti, ti avverrà, che quel che era bello, o stava bene in si fatto corpo, vi starà male, et sarà guasto. Per la qual cosa noi possiamo deliberare, accioche io non sia più prolisso nelle altre simili cose, che tre sono le cose principali, nelle quali consiste il tutto di quel che noi andiamo cercando. Il numero cioè, et quello che io chiamo il finimento, et la collocatione. Ma e’ ci è di più uno altro certo che, che nasce da tutte queste cose congiunte, et collegate insieme, per il quale tutta la faccia de la bellezza risplende miracolosamente, il che appresso di noi si chiamerà leggiadria; la quale certamente noi diciamo che è la nutrice d’ogni gratia, et d’ogni bellezza, et è l’officio de la leggiadria, et se li appartiene il mettere insieme i membri, che ordinariamente sono di natura infra loro differenti, di maniera che corrispondino


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