Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/280

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258 della architettura

no insieme, come nugoli, et dipoi si risolvano in gocciole, la intendono altrimenti. Diceva Teofrasto che i frutti coltivati, et domestici cadevano più presto in infermità, che i salvatichi: Et che questi essendo rigidi, et di durezza non domata, resistono più gagliardamente alle impressioni che gli vengono di fuori, et quelli altri per la loro tenerezza non sono gagliardi a poter resistere per esser domati, secondo il voler tuo con la tua disciplina. Et cosi simili malattie si inducono nelle acque: quanto più l’harai a tenere (per usar il detto suo) tanto più saranno atte ad alterarsi, et di qui dicono che accade che l’acque cotte, et mitigate dal fuoco, si freddono prestissimamente, et prestissimamente di nuovo si riscaldano. Ma de la pioggia sia detto a bastanza. Dopo queste ciascuno loda le fontane, ma coloro, che antepongono i fiumi alle fontane, dicono cosi: Che diren noi, che il fiume sia altro, se non una esuberantia, et un concorso di più fonti congiunti insieme, maturato dal Sole, et da venti, et dal moto? Dicono ancora che il pozzo è una fonte, ma profonda. Et se noi non neghiamo, che i raggi del Sole giovino in parte all’acque; quale di queste fonti sia la più cruda si vede manifesto, se già noi non acconsentiamo che nelle viscere de la terra sia uno spirito di fuoco, dal quale le acque sotto terra sieno cotte. Le acque de pozzi, dice Aristotile, che la state dopo mezo dì diventano tiepide. Sono alcuni, che affermano che le acque de pozzi nella state non sono fredde, ma che le ci paiono a comparatione de la caldezza dell’aria. Ma per il contrario si puo vedere la antiquata oppenione di molti, che l’acqua subito attinta non appanna il vetro, nel quale ella si mette, se quel vetro sarà pulito, et non unto; Ma essendo infra primi principii, da i quali tutte le cose hanno lo essere secondo il parere massimo de Pittagorici, due le cose mastie, il calore, et il freddo, et la natura, et forza del calore sia il penetrare, il risolvere, il rompere, il tirare à se, et succiarsi ogni humore: Et la natura del freddo sia serrare, ristrignere, et indurire, et confermare: Da l’uno, et da l’altro nondimeno, in qualche parte, et massimo nelle acque, nasce quasi il medesimo effetto, se ei saranno immoderati, o più assidui che il bisogno; percioche l’uno et l’altro inducono uguali consumamenti de le parti sottilissime. Onde ne diventano per la aridità adulte. Et di qui interviene, che noi diciamo, che i frutti sono diventati abruciati per i gran caldi, et per i gran freddi ancora. Et questo perche noi veggiamo che consumate, et spente le parti più tenere dal gelo, et da il Sole, i legnami diventano più scabrosi, et più abruciati. Si che per le medesime ragioni le acque per i Soli diventano viscose, et per il freddo cenerognole. Ma infra le acque lodate ci è ancora un’altra differentia. Percioche egli importa molto in che stagione dello anno, in che hora del giorno, quai pioggie, et tirando quai venti tu raccoglierai le acque piovane, et in che luogo ancora tu le riporrai, et quanto tempo tu ve l’abbia tenute. Pensano che le acque piovane dopo il cuore de lo inverno venghino più gravi di Cielo. Le raccolte nella invernata, dicono che sono più dolci, che quelle, che sono raccolte nella state. Le prime pioggie dopo i dì Caniculari sono amare, et pestifere, percioche elle si corrompono mediante il mescuglio del terreno adulto, et dicono che la terra percio è amara, perch’ella è fatta adulta da gli ardori del Sole. Et di quì nasce ch’e’ dicono ch’egli è migliore quella che si piglia da tetti, che quella che si piglia dal terreno, et di quella che si piglia da tetti, pensano che la più sana sia quella, che si piglia dopo che i tetti son lavati da la prima pioggia. I Medici, che scrissono in lingua Cartaginese, dicono questo: La pioggia, che cade la state, et massimo tonando, non è pura, et è, per la salsedine nociva. Teofrasto pensa che le pioggie di notte sieno migliori che quelle di giorno. Et di queste pensano che sia più sana quella, che cade tirando Aquilone. Columella pensa che la acqua piovana non sia cattiva s’ella si conduce per doccioni in cisterna coperta, percioch’ella facilmente allo scoperto, et à Soli si corrom-


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