Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/54

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32 della architettura

mili. Et sopra tutto giudico che e’ sia da eleggere Maestri, che sappino, che non fieno leggieri, nè inconstanti; a quali tu habbi a dare in commessione et a raccomandare che ti faccino subito il bene disegnato edificio, et che lo conduchino dandoli perfezione con prestezza. Et nello approvare tutte queste cose, ti gioverà argomentare, et conietturare dalle altre opere più vicine che sono in essere, mediante le quali, avertito, ti delibererai di ciò che tu habbi a fare nel caso tuo. Percioche notando tu in quelli, le lodi, et i difetti, potrai pensare che nell’opera tua vi possino accadere cose simili. Nerone Imperatore havendo disegnato di dedicare in Roma una statua grandissima in onore del Sole di sessanta braccia, mediante la quale egli superasse la grandezza, et la magnificentia delli suoi passati, secondo che scrive Plinio, volle prima che egli allogasse tal opera a Zenodoro in quei tempi celebrato, et eccellente Scultore, vedere quanto ei valesse, et sapesse, in fare tali opere, il quale in Onvernia di Francia haveva fatto un Colosso di peso maraviglioso. Et cosi deliberate queste cose passiamo alle altre. Noi veramente nel trattare quello che sia commodo alle opere delli edificii, ridiremo quelle cose, che ci hanno insegnate i nostri più dotti antichi, et massimo Teofrasto, Aristotile, Catone, Varrone, Plinio, et Virgilio; percioche per una lunga osservatione, molto più che per alcune arti d’ingegno, si conoscono, accioch’elle si piglino da coloro, che con somma diligentia l’hanno osservate. Seguiteremo adunque raccogliendo quelle cose, le quali gli approvatissimi antichi in più et varii luoghi trattarono, et aggiugneremoci ancora, si come è il nostro solito, quelle che dalle opere de nostri maggiori, et dalli avertimenti delli huomini esercitatissimi, haremo avertite, se alcune ce ne saranno, le quali in parte alcuna conferiscano alle cose, che dire si debbono. Et io certo credo che e’ si farà molto bene, se seguendo essa natura delle cose, cominceremo da quelle stesse cose, le quali furono primieramente usurpatesi da gli huomini, per servirsene a quella arte dello edificare; che furono, se noi non ci inganniamo, gli Arbori da tagliarsi, et i Legnami delle Selve; ancor che appresso de gli autori io truovo alcuni, che sopra di ciò sono di varii pareri. Alcuni dicono che gli huomini da principio habitarono nelle spelonche, et che essi, et i bestiami loro furono difesi da una medesima copertura, et per ciò credono quel che dice Plinio, che Gellio Tassio fosse il primo, che ad imitatione della natura, si facesse uno edificio di loto. Diodoro dice che Vesta figliuola di Saturno, fu la prima, che truovò le case da habitare. Eusebio Pamphilo eccellente investigatore delle cose antiche, da testimonii de passati, dice che i Nipoti di Protogene, furono i primi che pensarono di far le case a gli huomini, le quali si tessessero di foglie di canne, et di giunchi. Ma torniamo noi al nostro proposito. Gli antichi adunque, et prima Teofrasto, dice che gli Arbori si debbono tagliare, et massimo lo Abeto, la Picea, et il Pino, subito che eglino han cominciato a mandar fuori, et spuntare certe vermene; accioche per la sopra abbondanza dello humore tu possi levarne più facilmente la scorza. Ma che e’ sono alcuni Alberi, come lo Acero, lo Olmo, il Frassino, il Tiglio, che tagliati dopo la Vendemmia, saranno più commodi: et se le Roveri si tagliano di State, dicono che si intarlano; ma se si tagliano di Verno, non pigliano diffetto alcuno, nè si aprono. Et faccia a nostro proposito, che eglino avertirono che i Legnami, che si tagliavano nello Inverno, mentre tirava Tramontana, ancora che fussero verdi, ardevano benissimo, et quasi senza fumo; la qual cosa dà manifesto inditio, che e’ son sugosi di humore non crudo, ma digesto. A Vitruvio piacque che i legnami si tagliassero dal principio dello Autunno, insino a tanto che non cominciava a tirare Zeffiro. Et Esiodo dice che quando il Sole con maggiore impeto pende sopra del capo nostro, et gli huomini diventano di colore più bronzino, che allora si faccia la ricolta; ma quando a gli Arbori cascano le foglie allora si tagliano i Legnami, Catone modera tutta la cosa in


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