Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/63

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libro secondo. 41

alla quale nè fuoco, nè ingiuria alcuna di tempi non nuoce mai, et che questa stessa è contro le temperie al tutto eterna, et incorruttibile, et mantiene più che alcuna altra i lineamenti delle statue. Scrive Tacito, che quando Nerone rassettava la Città gusta dalla arsione, che egli si servì delle Pietre da Albano et da Gabinio, per travi; percioche quella Pietra non cede al fuoco. Nel Genovese, et nel Venetiano, et nel Ducato di Spuleto, et nella Marca Anconitana, et appresso la Borgogna, si truova una Pietra bianca, la quale si può facilmente segare con una sega a denti, et piallare ancora; et se non che ella per altro è di natura debole, et frale, sarebbe nelle opere di ognuno uscita fuori; ma dalle brinate, dal ghiaccio, et dalle spruzzaglie, si rompe, eti non è gagliarda contro i Venti di Mare. La Istria hà una Pietra che si assomiglia assai al Marmo, ma tocca da vapori, o da fiamme subito si spacca, et se ne va in pezzi; il che dicono che medesimamente aviene a ogni pietra forte, et massimo alle Selici bianche, et alle nere: che non possono sopportare punto il fuoco. In campagna di Roma è una Pietra simile alla cenere nericcia, nella quale pare che sieno mescolati, et posti carboni; la quale è tanto leggieri, che tu non te lo penseresti mai, et è facile a lavorarla con il ferro, et salda al tutto, et da durare, et contro a fuochi, et contro alle Tempeste non debole; ma è in modo arida, et sitibonda, che subito abbrucia, et inghiottisce le humiditati delle calcine, et lascia le calcine abbracciate, et vane, non altrimenti che polveri: Laonde apertesi le congiunture, l’opera presto pela, et inoltre rovina. Ma le pietre tonde, et massimo quelle de’ fiumi son di contraria natura a quella; percioche son sempre humidiccie, nè s’accostano mai alle calcine, che cosa è quella ch’eglino han trovato, che i Marmi nelle cave di Marmo crescono. In questi nostri tempi si son trovati in Roma minutami di Pietre trevertine spugnose, essere cresciuti, et diventati un pezzo solo, mediante il nutrimento (per dire cosi) datoli dal tempo, et dal terreno. Tu vedrai al lago di piè di Luco da quel lato donde cade l’acqua dallo scosceso precipitio nel fiume della Nera, che il labbro sopra della ripa è cresciuto di giorno in giorno, in modo che alcuni hanno stimato, che mediante quello ingrossare, et crescere della Pietra, quella valle riserratasigli la bocca, sia divenuta lago. Sotto la Basilicata non discosto dal Fiume Silari, da quella parte, dove cascano dalle alte ripe le Acque inverso Oriente, si vede ogni giorno crescere grandissimi pezzi di congelate, et pendenti Pietre, in tanta grandezza, che qual si è, l’una pesa parecchi carratte. Questa Pietra fresca et molle del materno sugo, è molto tenera, ma quando ella si rasciuga, diventa durissima, et accommodatissima a tutti i bisogni. Io ho veduto accadere il simile di alcuni Aquidotti, i fianchi delle forme de quali havendo contratta una certa gomma, paiono incrostati di Pietra. In Romagna si possono vedere in questi tempi due cose certamente molto degne di memoria: In quel d’Imola è una ripa d’un Torrente molto alta, nella quale ogni giorno hor quà, hor là in spessi luoghi escono fuori, molti et grandi sassi tondi, generatasi nelle intime viscere della Terra. Ne Campi di Faenza in su la ripa della corrente Lamona, vi sono molte lunghe pietre, et grandi per lor natura, che ogni giorno gettano fuora non poca quantità di sale, et si pensa che con spatio di tempo diventi Pietra. In quel di Firenze in Toscana appresso al Fiume delle Chiane è una Possessione nella quale i duri sassi, che in quantità vi sieno sopra sparsi, ogni sette anni si risolvono in zolle. Plinio racconta che appresso a Spiga, et intorno a Cassandrea le zolle di terra si convertono in sassi. In quel di Pozzuolo si genera una polvere, che mescolata con l’acqua del Mare, indurisce, et diventa Pietra. In tutto il lito da Oropo infino in Aulide ciò che è bagnato dal Mare indurisce, et diventa Pietra. Et Diodoro scrive che in Arabia le zolle (cavata la terra ) hanno odori suavi, et che colate con il fuoco come i Metalli, si convertono in Pietre. Et aggiugne dipoi che quelle medesime Pietre son tali,


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