Pagina:Alberti - Della architettura della pittura e della statua, 1782.djvu/77

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libro terzo. 55

grandi, cioè che non possono esser maneggiate a lor voglia dalle mani delli huomini senza carruccio, palo, rullo, o tirati, et simili altre cose. Alcune altre sono minute, le quali come ti piacerà, con una sola mano, si possono alzare, et maneggiare. La terza sorte di Pietre infra queste, che di grandezza, et di peso saranno mezane, si chiamano giuste. Bisogna che ogni Pietra sia salda, et non lotosa, et bagnata bene: se ella sarà salda, o fessa, te lo dimostrerà il suono che ne uscirà dal percuoterla. Non si bagnerà in luogo alcuno meglio, che in fiume. Et è cosa chiara, che le Pietre mezane, non son bagnate dalle acque a bastanza, se non in capo a nove giorni, et le grandi più tardi. Quelle che son cavate della cava di fresco, sono molto più commode che le stantie; et quelle che sono state una volta congiunte con la calcina, non amano di congiugnersi la seconda volta. Questo basti delle Pietre. Veramente che e’ biasimano la calcina, et dicono che ella non è per essere gagliarda nelle opere, quella dico che portata dalla fornace, non sarà di zolle intere, ma disfatte, et quasi come polvere. Lodano quella che purgata dalle fiamme biancheggia, et che è leggiere, et sonora, et che quando tu la spegni, con assai scoppi faccia gran fumo, et forte, et che se ne vadia in alto. A quella di sopra per non essere ella troppo possente, è cosa chiara, che bisogna dare manco rena: Ma a questa più gagliarda ne bisogna dar più. Catone ordinava che a ogni duoi piedi si desse una mina di calcina, et duoi di rena. Et alcuni altri altrimenti, Vitruvio, et Plinio comandano, che la rena si mescoli in questo modo, cioè che per ogni staio di calcina, si dia tre staia di rena di cava, et di quella di Fiume, et di Mare, duoi. Ultimamente dove secondo la qualità, et natura delle Pietre (come di sotto diremo) la materia harà da essere più liquida, o più trattabile, vaglisi la rena con vagli: ma dove la materia harà da essere più serrata, allhora si mescolino per metà con la rena, et ghiaia, et minuti pezzami. Affermano tutti, che se tu vi mescolerai la terza parte di mattone pesto, sarà molto più tenace, ma mescolandola come tu ti voglia, e’ ti bisogna rimenarla bene di nuovo, et da capo, insino a tanto che i minutissimi pezzolini si mescolino: et sono alcuni che per fare ciò, et mescolarla bene, la rimenano assaissimo tempo, et la pestano ne mortai. Et sia della calcina ancora detto a bastanza, se già a quello, che noi habbiamo detto, mon vi manca questo, cioè che la calcina fa miglior presa con le sue Pietre, et massimo con quelle che sono della medesima cava, che con le forestiere.


Del fare i ricinti da basso, o fondamenti, secondo gli esempi, et gli avertimenti delli Antichi.

cap. v.


NEl fare i ricinti da basso, cioè nel finire i fondamenti insin suso al piano del terreno, non truovo cosa alcuna che gli Antichi ci insegnino, salvo che una, cioè che quelle Pietre, che saranno state come dicemmo all’aria duo anni, et che haranno scoperto mancamento, si debbon cacciare ne fondamenti. Percioche si come in l’arte del soldo, gli infingardi, et i deboli che non possono sopportare il Sole, et la polvere, ne sono (non senza vergogna) rimandati a casa loro, cosi ancora queste Pietre tenere, et senza nervo, si ributtano: accioche ignobili si riposino nel loro ocio primiero, et nella loro usata ombra. Ancor che io trovo appressso gli historici, che gli Antichi costumarono nel piantare i detti fondamenti nel terreno, et si sforzarono con ogni loro industria, et diligentia, che la muraglia fusse quivi per ogni conto quanto più si poteva saldissima, come in tutto il resto dell’altre mura. Afite Re delli Egittii figliuolo di Nicerino, che fece quella legge che chi fusse preso per debito, desse in pegno le ossa del Padre; Havendo a fare una Piramide di mat-

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