Pagina:Alberti - Della pittura e della statua, Milano, 1804.djvu/59

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30 della pittura

Fig. 3.) Qui arieno alcuni che tirerebbono entro al quadrangolo una linea ugualmente distante dalla già divisa linea, e dividerebbon in tre parti lo spazio che sarebbe fra le dette due linee. Di poi con questa regola tirerebbono un’altra linea parimente lontana da questa seconda linea, parimente lontana, talmente che lo spazio che infra la prima compartita linea, e questa seconda linea a lei parallella, o parimente lontana, diviso in tre parti, ecceda di una parte di se stesso quello spazio che è fra la seconda e la terza linea, e di poi aggiugnerebbono l’altre linee, talmente che sempre quello spazio che seguitassi innanzi, infra le linee, fosse per la metà più, per parlare come i Matematici. Sicchè in questa maniera procederebbono costoro, i quali sebben dicono di seguire una ottima via nel dipignere, io nondimeno penso che essi errino non poco. Perchè avendo posto a caso la prima linea parallela alla principale, sebben l’altre paralelle son poste con regola e con ordine, non hanno però cosa per la quale essi abbino certo e determinato luogo della punta della piramide da poter bene vedere la cosa; dal che ne succedono facilmente nella Pittura non piccoli errori. Aggiugni a questo, che la regola di costoro saria molto falsa, laddove il punto del centro fosse posto o più alto, o più basso della statua dell’uomo dipinto: conciossiachè tutti quei che sanno, diranno che