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La cassetta delle rinunce 125

tornare da quella città sfarzosa? era il fresco ricordo della mia autorità presidenziale e di tutti gli onori di cui avevano voluto circondarmi a Venezia, il fatto è che lo sforzo per chiedere il biglietto fu così grande da darmi uno spasimo nelle viscere.

Persino un senso di cattiva ribellione, ebbi! Come! viaggiano in prima classe tanti farabutti e dovrò io viaggiare in terza? Ormai era fatta, e sperai che la prova fosse superata, ma uscita sotto la tettoia ecco gente ad aspettare. Due eleganti sfaccendati mi guardarono ed io entrai nel caffè. Non c’era da ridere? eccomi obbligata a prender qualcosa e buttar via danaro... Così si fa spesso, spensieratamente.

Il treno arrivò. Uscii e mi parve vi fosse più gente di prima. Stetti a pensare se era meglio salire mentre vi era folla e ognuno era occupato a cercarsi posto, oppure aspettare in ultimo.

In quel momento qualcuno passò, e mi salutò. Mi parve il conte Pellegrini, assessore dell’Istruzione di Venezia, egli che poche ore prima era là con me sul palco presidenziale, nell’elegante ridotto della Fenice. Le fiamme

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