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differenti al passar delle ore e al crescere della spesa. Non si parlano: attendono, seduti scomodamente, ma la noia è diffusa sui loro volti. Pare però che si confortino pensando che così fermi, quelli che sfilano sui marciapiedi, li vedono bene. E non s’accorgono che essi criticano invece i loro cappelli, le positure, le espressioni cretine dei loro volti.

Il pubblico che va a piedi è spietato per chi va in carrozza e capisce inferiore a sè per educazione. Si afferrano nella folla osservazioni di una causticità e di una comicità da fare la fortuna di dieci umoristi.

Guardare la domenica sfilare in un passeggio pubblico tutta quella gente che s’illude di divertirsi, è trovare un tal campo a osservazioni di ordine morale, sociale ed estetico da rendere fecondo anche lo scrittore più inaridito, e far sprizzare spirito anche dall’osservatore più imbecille. In mezzo a quella festa e a quell’ozio, quale tristezza e quanta somma di lavoro!

È infinito il numero delle donne che vivono tutta la settimana per prepararsi a quella passeggiata domenicale; e non sono soltanto si-

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