Pagina:Alcippo.djvu/10

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P R I M O. 9

Meg.Ciò non avvien sovente,
Anzi di rado avviene;
Ma pure è tenerezza oltra misura
Mirare i semplici atti, et ascoltare
Il rotto favellar, che balbettando
Ti fanno intorno i figli
Scherzando e vezzeggiando.
Clo.Che non dici più tosto
Udire il lungo suono
De vagiti notturni?
E ben dolce ad udir sù verdi rami
Il vago Rosignolo,
Che se risplende il sole,
O se la notte adombra
I gran campi de l’aria,
Non mai si stanca d’iterar le note
O gioconde, o dogliose
A sentir dilettose;
Dolce ad udire il mormorar de rivi
Il susurrar de l’aura in fra le fronde,
Ma non è dolce il pianto
De tuoi bambini in fascie;
Pensa à l’orror de i monti;
Al fresco delle Valli:
Torniti a mente un praticel fiorito,
E trà le selve il corso
De lo scoperto Lupo,
O del Cinghial ferito:
Il trasvolar de cervi
O sul giogo de monti, o lungo il fiume
E dietro il can, che palpitando anch’egli
Per l’orme a pena impresse


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