Pagina:Alcune Prose Giovanili.pdf/28

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un’abbondanza ed un cotale lepore nel favellare, e la voce sonante. Più singolare l’animo: indole e tempera nervose e forti nello universale deviramento, intollerante dell’arroganza e della presunzione, tantochè, quando nelle consultazioni s’imbatteva in medici i quali non per altro che per vecchiaja vergognavano di disputare con lui, egli dava in impeti e s’adirava: e questo avea di notevole nell’ira, che s’appuntavano gli occhi, e la voce si facea concitata senza trascolorare in volto. E, per questa indole sdegnosa più che per considerazioni di mente, esercitando la sua arte si contenne sempre con nobiltà e gentilezza: siffattamente che quei poveri villani, che non hanno altra possessione al mondo se si eccettua l’onestà dei costumi, commettevano la cura delle loro figliuole piuttosto a lui, giovane di ventidue anni, che a qualunque altro più attempato.

Aveva in disdegno le molli usanze della città, e passò il più del tempo in Marinesi, povero, piccolo e affumigato villaggetto che giace su un’altura rimpetto alle Sile, il quale piacevagli massimamente per le sue vedute: di là si vedono gli Appennini che si dislagano nell’aere