Pagina:Alcune Prose Giovanili.pdf/41

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nerale i giovani sollazzandosi insieme molto di leggieri trascorrono, egli, per contrario, non mostravasi altero, ma nemmeno si risolveva profusamente nel riso o nei giochi, e favellava attempato. Conversava con pochi amici per ordinario di cose rilevanti, e spesso andavasene solitario per lungo tratto di via, e pensoso. E la nobiltà di cotesto temperamento la manifestava di fuori: gli occhi belli, la bocca prima di favellare si apriva ad un sorriso velato, la carnagione sanguigna, la pronunzia piana, l’andatura grave.

Era dotato d’immaginazione viva, e aveva desiderio che fosse amato dall’universale, e le danze, le armonie, i teatri, i cavalli, gli erano di dilettamento. Seguitava e osservava la virtù imperciocchè bella; la malinconia che t’ispira la religione in riguardo alla vita non la sentiva dentro la giovane anima; e, immaginando che la bellezza fosse ritrovabile al mondo, lo amava, come le farfalle aman la luce.

I govani, ai quali la persona è vigorosa, i desiderii ardenti, l’immaginativa svegliata, e che si ripromettono lunga vita, non penetrano sin dentro al vacuo delle cose, ma solo si fermano