Pagina:Alcune Prose Giovanili.pdf/67

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l’infermo le rattenne l’abbondante affanno nel petto: le sorelle, chi in una parte, chi in altra, nascondevano il pianto. L’infelice giovine dolorò per qualche poco di tempo, ma senza mai lamentarsi; ed in ultimo volle tramutare stanza nella vicina riviera del fiume: a mio credere, sentendosi venire al termine, non voleva morire davanti gli occhi dei suoi, e rattristare infinitamente quelli che l’amavano e vivevano nella sua vita. Quivi dimorò pochi giorni, insinattanto che gli aliti ed il palpitare del petto, venendo meno il poco calore della vita, si quetarono. Quivi la morte gli si rappresentò più paurosa che non immaginava, e che per fermo avrebbe sconfortato chiunque; perchè, coteste riviere per quanto sono dilettabili e popolate nella stagione di primavera, per altrettanto sono solitarie e malinconiose l’inverno. Il povero giovine la sera non sentiva anima vivente che passasse di là, non suono di carro, non voce di contadino che lo allegrasse, soltanto il vento che fischiava dentro i canneti, lo scorrere della poca acqua del fiume, e qualche uccello notturno, i quali, dicono, quando alcuno è morente si pongono sopra una casa o un albero davanti, protendendo ululati. E