Pagina:Alcuni discorsi sulla botanica.djvu/143

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tamo, l’artemisia, il piretro, la camomilla ed altre sì fatte. Nè si vuol tacere, affinchè sempre più chiaro apparisca quanto di quei tempi si coltivassero questi studii, come per testimonianza di Plinio alcuni medici solevano dipingere le erbe, e sottovi scriverne gli effetti. Non pertanto le notizie più curiose e in uno più esatte di Fisiologia vegetale ne porge un libro supposto d’Ippocrate, ma veramente di ignoto autore, che corre col titolo de natura pueri. Duolmi che la brevità di cui devo studiarmi in questa scrittura non mi permetta di riportarne alcuni brani, massimamente quello splendidissimo, che riguarda lo sviluppo comparativo del feto e del seme. In esso l’autore fa prova d’ingegno così sottile, e tale è la giustezza dei paragoni, che se ne togli alcuni deviamenti, e qualche bizzarra opinione, diresti il suo piuttosto lavoro dei nostri giorni, che di que’ tempi antichissimi. Parlando dell’accrescimento in larghezza del tronco ti mette innanzi una teoria, che in molti particolari mirabilmente concorda con quella proposta dal Du-Petit-Thouars, ed ancora recentemente propugnata dal Gaudichaud.

Ma io devo rimettere chi ne volesse più sapere alla lettura del libro, che già troppo mi tarda di arrivare finalmente al sommo dei filosofi e naturalisti greci ad Aristotile, il maestro, come l’ebbe a dire il poeta, di color che sanno. Questo grand’uomo, il cui nome è stampato a caratteri indelebili