Pagina:Alessandro Fadelli, Pane nero come il carbone, 2006.djvu/8

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dovevano prendere in affitto poderi e terreni di altri. I canoni da corrispondere al padrone erano in denaro (una certa cifra annua in cambio di uno o più terreni), ma potevano essere anche in generi (una quantità fissa ogni anno di frumento, mais, vino ecc.) o misti (parte in denaro, parte in generi); molto diffusa era pure la mezzadria, che prevedeva la divisione più o meno a metà dei prodotti agricoli dell’anno fra il padrone e il colono (per queste e altre informazioni sulla situazione locale, cfr. Atti 1882, passim, Statistica 1908, p. 39, e De Claricini 1912, pp. 263-276 ).

L’agricoltura era allora generalmente praticata con metodi e attrezzature antiquate e poco razionali, lontane dalle nuove conquiste degli agronomi, e di ciò risentiva negativamente la produttività per singola pianta e per ettaro, assai bassa anche nelle buone annate. La resa era inoltre fortemente legata alle condizioni naturali, specialmente meteorologiche e biologiche: semplici squilibri climatici o vere e proprie avversità atmosferiche (siccità, piogge eccessive, gelate fuori stagione, venti forti, grandinate ecc.), alle quali bisognava aggiungere malattie o parassiti delle piante, potevano far perdere in parte o del tutto i raccolti e gettare nella più oscura miseria moltissime famiglie che da quei raccolti dipendevano in maniera strettissima. Forme protettive o compensative, come antiparassitari, reti antigrandine, assicurazioni o altro, ancora non esistevano o, se esistenti, erano al di fuori della portata economica dei normali contadini.

Il principale prodotto agricolo era il mais, che serviva a sfamare, sotto forma di polenta, la maggioranza della popolazione. Il frumento era in genere venduto, così che sulle mense contadine era piuttosto raro il pane bianco. Una certa diffusione avevano i fagioli, che permettevano di procurarsi una discreta dose di utili proteine vegetali. Il vino locale non era di gran qualità, e quindi solo in minima misura venduto, mentre la maggior parte era destinata all’autoconsumo, a volte mescolato con acqua o spremitura di vinacce (il cosiddetto vin piccolo) per far durare più a lungo le scarse scorte. La coltivazione degli olivi, favorita dalle condizioni climatiche e pedologiche ma esercitata su piccola scala, consentiva di ottenere olio di buona qualità che era utilizzato quasi esclusivamente per i bisogni familiari o, al massimo, locali.

L’allevamento era basato sui bovini, da carne e da latte ma soprattutto da lavoro (non c’erano ancora in zona macchine agricole motorizzate), poiché gli animali erano usati principalmente per i lavori agricoli (aratura, erpicatura ecc.) e per il traino di carri e carretti. Con il loro letame, unito allo stramatico, i bovini offrivano anche il principale concime per i campi, dato che quelli chimici erano a quell’epoca una rarità, anche a causa del loro costo elevato. Gli animali erano però insufficienti al bisogno (c’erano in genere solo 4-6 bovini per famiglia, ma non di rado anche meno), avevano una taglia ridotta rispetto alle proporzioni attuali ed erano spesso soggetti a malattie e a scarsa nutrizione, quindi non consentivano produzioni elevate


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