Pagina:Alfieri, Vittorio – Della tirannide, 1927 – BEIC 1725873.djvu/33

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libro i - capitolo v
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Risulta, mi pare, da quanto ho detto fin qui che l’ottenere il favore di un solo attesta pur sempre piú vizi che virtú in colui che l’ottiene, ancorché quel solo che lo accorda, potesse esser virtuoso; poiché, per piacere a quel solo, bisogna pur essere o mostrarsi utile a lui, mentre la virtú vuole che l’uomo pubblico evidentemente sia utile al pubblico. E parimente risulta dal fin qui detto che l’ottenere il favore di un popolo libero, ancorché corrotto sia egli, attesta nondimeno necessariamente in chi l’ottiene, alcuna capacitá e virtú; poiché, per piacere a molti ed ai piú, bisogna manifestamente essere, o farsi credere, utile a tutti; cosa che, o da vera o da finta intenzione ella nasca, sempre a ogni modo richiede una tal quale capacitá e virtú. In vece che il mostrarsi piacevole ed utile a un solo potente col fine di usurparsi una parte della di lui potenza, richiede sempre e viltá di mezzi e picciolezza di animo e raggiri e doppiezze e iniquitá moltissime, per competere e soverchiare i tanti altri concorrenti per lo stesso mezzo ad una cosa stessa.

E quanto asserisco mi sará facile il provar con esempi. Erano giá molto corrotti i romani, e giá giá vacillava la lor libertá, allorché Mario, guadagnati a sé i suffragi del popolo, si facea console a dispetto di Silla e dei nobili. Ma si consideri bene quale si fosse codesto Mario; quali e quante virtú egli avesse giá manifestate e nel fòro e nel campo; e tosto si vedrá che il popolo giustamente lo favoriva, poiché (secondo le circostanze ed i tempi) le virtú sue soverchiavano di molto i suoi vizi. Erano i francesi, non liberi (che stati fino ai dí nostri non lo sono pur mai), ma in una crise favorevole a far nascere libertá ed a fissare per sempre i giusti limiti di un ragionevole principato, allorché saliva sul trono Arrigo quarto, quell’idolo dei francesi un secolo dopo morte. Sully, integerrimo ministro di quell’ottimo principe, ne godeva in quel tempo, e ne meritava, il favore. Ma se si vuole per l’appunto appurare qual fosse la politica virtú di codesti due uomini, ella si giudichi da quello che fecero. Sully ebbe egli mai la virtú e l’ardire di prevalersi di un tal favore e di sforzare con evidenza di ragioni