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282 agamennone

se insorgon nuovi ognor perigli a torre

che il trionfante Agamennón quí rieda?
Cliten. Si accerta dunque il grido, che dispersi
vuole, e naufraghi, i legni degli Achei?
Elet. Fama ne corre assai diversa in Argo:
v’ha chi fin dentro al Bosforo sospinte
da torbidi austri impetuosi narra
le navi nostre: altri aver viste giura
su queste spiagge biancheggiar lor vele:
e pur troppo anco v’ha chi afferma infranta
la regal prora ad uno scoglio, e tutti
sommersi quanti eran sovr’essa, insieme
col re. Misere noi!... Madre, a chi fede
prestare omai? come di dubbio trarci?
come cessar dal rio timore?
Cliten.  I feri
venti, che al suo partir non si placaro
se non col sangue, or nel ritorno forse
vorran col sangue anco placarsi. — Oh figli!
quanto or mi giova in securtá tenervi
al fianco mio! per voi tremare almeno,
come giá son due lustri, oggi non deggio.
Elet. Che sento? e ancor quel sagrificio impresso
nel cor ti sta? terribile, funesto,
ma necessario egli era. Oggi, se il cielo
chiedesse pur d’una tua figlia il sangue;
oggi, piena di gioja, all’ara io corro;
io; per salvare a te il consorte, ai Greci
il duce, ad Argo il suo regal splendore.
Cliten. So, che il padre t’è caro: amassi tanto
la madre tu!
Elet.  V’amo del par: ma in duro
periglio è il padre;... e nell’udir sue crude
vicende, oimè! non ch’io pianger ti vegga,
né cangiar pur veggo il tuo aspetto? O madre,
lo amassi tu quant’io!...
Cliten.  Troppo il conosco.