Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/330

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324 agamennone

e volto, tutto è sangue... Oh qual vendetta

di questo sangue farassi!... giá veggo,
giá al sen mi veggo questo istesso ferro
ritorcer,... da qual mano!... Agghiaccio..., fremo,...
vacillo... Oimè!... forza mi manca,... e voce,...
e lena... Ove son io?... che feci?... Ahi lassa!...
Egisto Giá di funeste grida intorno suona
la reggia tutta: or, quant’io son, mostrarmi
è tempo: or tempo è di raccorre il frutto
del mio lungo soffrire. Io corro...


SCENA QUINTA

Elettra, Egisto, Clitennestra.

Elet.  Infame,

vile assassin del padre mio, ti avanza
da uccider me... Che miro? oh ciel!... la madre?...
Iniqua donna, in man tu il ferro tieni?
Tu il parricidio festi? oh vista!
Egisto  Taci.
Sgombrami il passo; io tosto riedo; trema:
or d’Argo il re son io. Ma troppo importa,
piú assai ch’Elettra, il trucidare Oreste.


SCENA SESTA

Clitennestra, Elettra.

Cliten. Oreste?... oh cielo!... Or ti conosco, Egisto...

Elet. Dammi, dammi quel ferro.
Cliten.  Egisto!... Arresta...
Svenarmi il figlio? Ucciderai me pria.