Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/74

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68 filippo

porgi con essa utili incensi e voti.

Perez Deh! no, cosí non mi avvilir: me scevra
dalla fallace turba: io... Ma che vale
giurar qui fe? quí, dove ogni uom la giura,
e la tradisce ogni uomo. Il cor, la mano
poni a piú certa prova. Or di’; qual debbo
per te affrontar periglio? ov’è il nemico
che piú ti offende? parla.
Carlo  Altro nemico
non ho, che il padre; che onorar di un tanto
nome i suoi vili or non vogl’io, né il deggio.
Silenzio al padre, agli altri sprezzo oppongo.
Perez Ma, non sa il vero il re: non giusto sdegno
contro a te quindi in lui si accende; e ad arte
altri vel desta. In alto suono, io primo,
io gliel dirò per te...
Carlo  Perez, che parli?
Piú che non credi, il re sa il ver; lo abborre
piú ch’ei nol sa: né in mio favore egli ode
voce nessuna...
Perez  Ah! di natura è forza,
ch’ei l’oda.
Carlo  Chiuso, inaccessibil core
di ferro egli ha. Le mie difese lascia
alla innocenza; al ciel, che pur talvolta
degnarla suol di alcun benigno sguardo.
Intercessor, s’io fossi reo, te solo
non sdegnerei: qual di amistade prova
darti maggior poss’io?
Perez  Del tuo destino
(e sia qual vuoisi) entrar deh! fammi a parte;
tant’io chieggo, e non piú: qual altro resta
illustre incarco in cosí orribil reggia?
Carlo Ma il mio destin (qual ch’egli sia) nol sai,
ch’esser non può mai lieto?
Perez  Amico tuo,