Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. I, 1946 – BEIC 1727075.djvu/78

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
72 filippo

tal, che saper piú ch’altri sel dovrebbe. —

Ma, dimmi inoltre, anzi che il fatto io narri,
e dimmi il ver: Carlo, il mio figlio,... l’ami?...
o l’odj tu?...
Isab.  ... Signor...
Filippo  Ben giá t’intendo.
Se del tuo cor gli affetti, e non le voci
di tua virtude ascolti, a lui tu senti
d’esser... madrigna.
Isab.  Ah! no; t’inganni: il prence...
Filippo Ti è caro dunque: in te virtude adunque
cotanta hai tu, che di Filippo sposa,
pur di Filippo il figlio ami d’amore...
materno.
Isab.  ... A’ miei pensier tu sol sei norma.
Tu l’ami,... o il credo almeno;... e in simil guisa
anch’io... l’amo.
Filippo  Poi ch’entro il tuo ben nato
gran cor non cape il madrignal talento,
né il cieco amor senti di madre, io voglio
giudice te del mio figliuol...
Isab.  Ch’io?...
Filippo  M’odi. —
Carlo d’ogni mia speme unico oggetto
molti anni fu; pria che, ritorto il piede
dal sentier di virtude, ogni alta mia
speme ei tradisse. Oh! quante volte io poscia
paterne scuse ai replicati falli
del mal docile figlio in me cercava!
Ma giá il suo ardire temerario insano
giunge oggi al sommo; e violenti mezzi
usar pur troppo ora degg’io. Delitto
cotal si aggiunge ai suoi delitti tanti;
tale, appo cui tutt’altro è nulla; tale,
ch’ogni mio dir vien manco. Oltraggio ei fammi,
che par non ha; tal, che da un figlio il padre