Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/19

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atto primo 13

David  Oh sposa!... Oh dura assenza!...

Morte, s’io debbo oggi incontrarti, almeno
quí sto tra’ miei. Meglio è morir, che trarre
selvaggia vita in solitudin, dove
a niun sei caro, e di nessun ti cale.
Brando assetato di Saúl, ti aspetto;
percuotimi: quí almen dalla pietosa
moglie fien chiusi gli occhi miei; composte,
coperte l’ossa; e di lagrime vere
da lei bagnate.
Micol  Oh David mio!... Tu capo,
termine tu d’ogni mia speme; ah! lieto
il tuo venir mi sia! Dio, che da gravi
perigli tanti sottraeati, invano
oggi te quí non riconduce... Oh quale,
qual mi dá forza il sol tuo aspetto! Io tanto
per te lontan tremava; or per te quasi
non tremo... Ma, che veggo? in qual selvaggio
orrido ammanto a me ti mostra avvolto
l’alba nascente? o prode mio; tu ignudo
d’ogni tuo fregio vai? te piú non copre
quella, ch’io giá di propria man tessea,
porpora aurata! In tal squallor, chi mai
potria del re genero dirti? All’armi
volgar guerrier sembri, è non altro.
David  In campo
noi stiamo: imbelle reggia or non è questa:
quí rozzo saio, ed affilato brando,
son la pompa migliore. Oggi, nel sangue
de’ Filistei, porpora nuova io voglio
tinger per me. Tu meco intanto spera
nel gran Dio d’Israél, che me sottrarre
può dall’eccidio, s’io morir non merto.
Gion. Ecco, aggiorna del tutto: omai quí troppo
da indugiar piú non parmi. Ancor che forse
opportuno tu giunga, assai pur vuolsi