Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie, Vol. III, 1947 – BEIC 1728689.djvu/60

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54 saul
convien ch’io calchi con veloci piante,

a pormi in salvo, poiché il vuoi. Deh! come
i piè tuoi molli a strazio inusitato
regger potranno? Infra deserti sola
ch’io ti abbandoni mai? Ben vedi; tosto,
per tua cagion, scoperto io fora: entrambi
alla temuta ira del re davanti
tosto or saremmo ricondotti... Oh cielo!
Solo in pensarvi, io fremo... E poniam anco,
che si fuggisse; al padre egro dolente
tor ti poss’io? Di guerra infra le angosce,
fuor di sua reggia ei sta: dolcezza alcuna
pur gli fa d’uopo al mesto antico. Ah! resta
al suo pianto, al dolore, al furor suo.
Tu sola il plachi; e tu lo servi, e il tieni
tu sola in vita. Ei mi vuol spento; io ’l voglio
salvo, felice, e vincitor:... ma, tremo
oggi per lui. — Tu, pria che sposa, figlia
eri; né amarmi oltre il dover ti lice.
Pur ch’io scampi; che brami altro per ora?
Non t’involare al giá abbastanza afflitto
misero padre. Appena giunto in salvo,
io ten farò volar l’avviso; in breve
riuniremci, spero. Or, se mi dolga
di abbandonarti, il pensa... Eppure,... ahi lasso!...
come?...
Micol   Ahi me lassa!... e ch’io ti perda ancora?...
Ai passati travagli, alla vagante
vita, ai perigli, alle solinghe grotte,
lasciarti or solo ritornare?... Ah! s’io
teco almen fossi!... i mali tuoi piú lievi
pur farei,... dividendoli...
David   Ten prego,
pel nostro amor; s’è d’uopo, anco il comando,
per quanto amante il possa; or non mi dei,
né puoi seguir, senza mio danno espresso. —