Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie postume, 1947 – BEIC 1726528.djvu/63

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atto quinto 57

Ah! sí; tu rendi a chi ti sprezza, ed ama

la smarrita virtude, e il prisco onore...
Onor... virtú... gloria, valor, che siete?...
Ombre fallaci, che fra noi mortali
creò l’orgoglio: v’aggirate in vano
a morte intorno, ch’ogni vel strappando,
tutte in bando vi pon, v’annienta, e strugge...
Fuggi, fuggi, o regina, all’aspro orrore
d’un trionfo, peggior d’ogni aspra morte.
Perché morir soltanto è a noi concesso?
Io ti darei piú della vita ancora...
Augusto, a te resti pur l’orbe intero;
poiché a regnar, pur troppo, io non t’appresi,
se al par di me, sei sventurato un giorno,
al par d’Antonio, a morir forte impara...1
Diom. Prode guerrier! invido il ciel ti fura
a questa ingrata terra.2
Augus.  A viva forza,
se non vagliono i preghi, omai si tragga
la regina da questi...
Cleop.  Arresta, o barbaro;
tu mi vuoi al tuo carro avvinta in Roma?
Ma nell’orror, nel sangue, e nella morte,
sí, lascia almen, che gli occhi miei compiaccia;
ch’io vi smarrisca i sensi, e ne ritragga
furor novello... A castigare gli empj
poi ch’è sí lento il cielo, e ch’io non posso
trapassare il tuo sen; trapasso il mio.3
Augus. Cleopatra... oh cielo!...
Cleop.  Ero di vita... indegna...
Ma, se funeste esser ti ponno un giorno
le imprecazion da reo furor dettate;
l’orror, gli inganni, e i tradimenti ognora
ti sieguan fidi, e in fin ti sia concessa


  1. Si uccide.
  2. Si ritira Antonio in scena.
  3. Si ferisce.