Pagina:Alfieri, Vittorio – Tragedie postume, 1947 – BEIC 1726528.djvu/65

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

SENTIMENTO DELL’AUTORE

SULLA TRAGEDIA «ANTONIO E CLEOPATRA»

ATTO PRIMO

L’irresolutezza, ed il piagnistèo di Cleopatra nelle tre prime scene di quest’atto non pajono conseguenti alla temeraria azione da essa commessa, col fuggire, ed abbandonare Antonio in Azio; e molto meno poi le si convengono codesti lamenti, se si osserva qual sia il carattere di Cleopatra nel rimanente della tragedia.

Era il pensier mio di tener gli spettatori sospesi, sino al monologo di Cleopatra, che dá fine al primo atto, e che sviluppa chiaramente qual sia l’animo suo; ma non m’è riuscito in questo di conservarci quella gradazion di colori, cosí necessaria per mantener l’illusione.

ATTO SECONDO

Credo che gli spettatori non saranno molto contenti delle ragioni addotte da Antonio a Diomede, nella seconda scena di quest’atto, per ischiarirlo sulla sua fuga dall’armata, e sul suo arrivo in Egitto. Quel romanzetto del vascello inimico, che si rese padrone del suo, e il di cui capitano vendette poscia la libertá ad Antonio, non mi soddisfa neppure; perché mi par cosa poco verisimile; peraltro bisognerá contentarsene, mentre non ho saputo trovare ragione piú apparente di quella per giustificare il suo piú tard’arrivo in Egitto.

Questa scena istessa parrá lunghetta, supponendo, come si deve supporre da ognuno, che Antonio altro non desidera, che di riveder Cleopatra, quella per cui disprezza l’onore, e la fama; ma m’è parso, che Antonio doveva render conto in qual modo