Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/108

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106 VITA DI VITTORIO ALFIERI.

[1766] e di farne alcune, e il più che poteva, a cavallo da corriere. Bologna, e i suoi Portici e Frati, non mi piacque gran cosa: de’ suoi quadri non ne seppi nulla; e sempre incalzato da una certa impazienza di luogo, io era lo sprone perpetuo del nostro Ajo antico, che sempre lo instigava a partire. Arrivammo in Firenze in fin d’Ottobre; e quella fu la prima Città, che a luoghi mi piacque, dopo la partenza di Torino; ma mi piacque pur meno di Genova, che aveva vista due anni prima. Vi si fece soggiorno per un mese; e là pure, sforzato dalla Fama del luogo, cominciai a visitare alla peggio la Galleria, e il Palazzo Pitti, e varie Chiese; ma il tutto con molta nausea, senza nessun senso del bello; massime in Pittura; gli occhi miei essendo molto ottusi ai colori: se nulla nulla gustava un po’ più era la scoltura, e l’architettura anche più; forse era in me una reminiscenza del mio ottimo Zio, l’Architetto. La tomba di Michelangelo in S. Croce fu una delle poche cose che mi fermassero; e su la memoria di quell’uomo di tanta fama feci una qualche riflessione: e fin da quel punto sentii fortemente, che non riuscivano veramente grandi fra gli uomini, che quei pochissimi che aveano lasciata alcuna cosa stabile fatta da loro. Ma una tal