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152 VITA DI VITTORIO ALFIERI

[1768] no; avendo bisogno di digerire la mia febbre nella piena solitudine. £ durante tutto il viaggio, nulla vidi in tutte quelle città di passo, Nancy, Straborgo, Basilea, e Ginevra, altro che le mura; nè mai aprii bocca col fidato Elia, che adattandosi alla mia infermità mi obbediva a cenni, e antiveniva ogni mio bisogno.

CAPITOLO SETTIMO.

Ripatriato per un mezz’anno, mi do agli Studj Filosofici.


[1769] Tale fu il primo mio viaggio, che durò due anni e qualche giorni. Dopo circa sei settimane di villeggiatura con mia Sorella, restituendosi ella in città, tornai in Torino con essa. Molti non mi riconoscevano quasi più attesa la statura che in quei due anni mi si era infinitamente accresciuta; tanto era il bene che mi aveva fatto alla complessione quella vita variata, oziosa, e strapazzatissima. Nel passar di Ginevra io avea comprato un pieno baule di libri. Tra quelli erano le opere di Rousseau, di Montesquieu di Helvetius, e simili. Appena