Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/204

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202 VITA DI VITTORIO ALFIERI.


[1771] onore e pudore; così si passarono i tre giorni dal Mercoledì a tutto il Venerdì, finché il Venerdì sera insistendo io fortemente per estrarre dalla mia donna una qualche più luce nell’orrido enimma dei di lei discorsi, delle sue malinconie, e dilfidenze; finalmente con grave e lungo stento, previo un doloroso proemio interrotto da sospiri e singhiozzi amarissimi, ella mi veniva dicendo che sapea pur troppo non poter essere in conto nessuno ornai degna di me; e che io non la dovea né poteva né vorrei sposar mai perché già prima.... di amar me.... ella avea amato...__ E chi mai? Soggiungeva io interrompendo con impeto.— Un Iokei (cioè un Palafreniere)... che stava— in casa— di mio maritoCi stava? e quando? Oh Dio, mi sento morire! Ma perchè dirmi tal cosa? crudel donna; meglio era uccidermi. — Qui m’interrompe ancor essa; e a poco a poco alla per fine esce l’intera confessione sozzissima di quel brutto suo amore; di cui sentendo io le dolorose incredibili particolarità, gelido, immobile, insensato mi rimango qual pietra. Quel mio degnissimo rivai precursore stava tuttavia in casa del marito in quel punto in cui si parlava; egli era stato quello che avea primo spiato gli andamenti