Pagina:Alfieri - Vita, I, Londra, 1804.djvu/32

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30 VITA DI VITTORIO ALFIERI.

[1757] fastelletto ai piedi del Padre Angelo, Carmelitano, il quale era anche il Confessore di mia madre. Andai; nè so quel che me gli dicessi, tanta era la mia natural ripugnanza e il dolore di dovere rivelare i miei segreti, fatti e pensieri ad una persona ch’io appena conosceva. Credo, che il Frate facesse egli stesso la mia confessione per me; fatto si è che assolutomi m’ingiungeva di prosternarmi alla madre prima di entrare in tavola, e di domandarle in tal atto pubblicamente perdono di tutte le mie mancanze passate. Questa penitenza mi riusciva assai dura ad ingojare; non già, perchè io avessi ribrezzo nessuno di domandar perdono alla madre; ma quella prosternazione in terra, e la presenza di chiunque vi potrebbe essere, mi davano un supplizio insoffribile. Tornato dunque a casa, salito a ora di pranzo, portato in tavola, e andati tutti in sala, mi parve di vedere che gli occhi di tutti si fissassero sopra di me; onde io chinando i miei me ne stava dubbioso e confuso ed immobile, senza accostarmi alla tavola, dove ognuno andava pigliando il suo luogo: ma non mi figurava per tutto ciò, che alcuno sapesse i segreti penitenziali della mia confessione. Fattomi poi un poco di coraggio, m’inoltro per sedermi a tavola; ed ecco la ma-