Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/130

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108 visione

Io mossi allor sovra il cammino eletto
     Dalla mia Guida, e ad onta mia mi sorse
     150D’incerta fede una sol’ombra in petto;
Che il piè calcar noto cammin s’ accorse,
     E mi parea, che la felice meta
     153Per quella via por si potesse in forse,
Quand’ ella ripigliò: Di me più lieta
     Un tempo giammai Donna altra non visse
     156Sotto la sfera del più bel pianeta;
Che quanti il Ciel divisi altrui prescrisse
     Agi, e titoli augusti, e sommi onori,
     159Parve, che in me con largitate unisse;
E perché del piacer puro tra i fiori
     Nulla, onde render pago il cor, mancasse,
     162V’aggiunse il fior de’ maritali amori:
Ma il vario ordin, che sempre in giro trasse
     Le umane cose or fauste, or infelici,
     165Fé’ che il primo destin mi si cangiasse.
Era io congiunta co’ più santi auspici
     Al magnanimo Carlo; e di lui paga
     168Godea vivendo in lui l’ore felici.
Fra noi concorde era il voler, che appaga
     Dell’Alme pie l’innamorato stuolo;
     171Che pari in noi fu l’amorosa piaga,
Che d’ire scevra e di geloso duolo,
     Perchè aperta per man di Caritade,
     174Fea di due spirti e di due cori un solo:
Quando dalle vicine a noi contrade
     Apparver folte ad ingombrar Lamagna
     177Civili insieme e peregrine spade,
Che, qual d’alto pendìo della montagna
     Precipitato fiume all’ima valle,
     180Empièro i colli, i boschi e la campagna.