Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/52

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
30 visione

E m’infuser conforto al cor soave;
     Quando si volse a me l’Anima bella,
     279Che più nel suo gioir non spera o pave,
E disse: Il corpo tuo, che rinnovella
     Col moto l’ombre sue, mostra che vivi
     282Mortale ancor sotto la bassa stella;
Però se avvien, che a ricondur tu arrivi
     Nell’aere fosco la tua frale spoglia,
     285Col mio trionfo la mia gloria scrivi:
Scrivi al Real mio Genitor, che toglia
     Dal cor l’affanno, e dileguando il lutto
     288Scemi alla Madre pia l’acerba doglia;
Sì che la stirpe sua col ciglio asciutto
     Renda altrui noto, e col sereno volto,
     291Quanto ebbi grato di mia morte il frutto.
Ch’io fior non fui da cruda falce colto
     Per onta, o sdegno, ma su l’alta sfera
     294Tra i più bei fior dalla Pietade accolto;
E a me non si fé’ notte innanzi sera;
     Ma i miei giorni d’assai lunghi mi fùro,
     297Per cui rinacqui entro la luce vera.
Scrivi, ch’io mi rammento ognor quel duro
     Ultimo addio, ch’ei diemmi, e 1’affannata
     300Mia voce rese a lui fra il labbro oscuro;
Ch’ei mi è padre anche in ciel; che a me beata
     Di gaudio il pianto suo nulla sottragge;
     303Ma ch’io non deggio esser col pianto amata.
Poi, se la facil via colà ti tragge,
     Ove la mia Germana alberga, e affrena
     306Gli abitator delle Parmensi piagge,
Dille, che arresti al lagrimar la piena,
     Che amara fé’ su gli occhi suoi ritorno
     309Mille fiate con sì larga vena;