Pagina:Alfonso Varano - Opere scelte 1705-1788.djvu/86

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64 visione

Che in braccio surse d’Umiltate, e degna
     Fu, che a lei serbi dopo l’onte acerbe
     285Nome immortal chi eternamente regna.
L’esterne ripe, in cui tra i fiori e l’erbe
     Celansi ingrati al piè triboli ciechi,
     288Ingombre son dall’Anime superbe,
Che fede non allumi, o colpa acciechi;
     E queste vanno alla riviera intorno,
     291. Tinte d’invidia ria gli sguardi biechi,
Qual se lor fosse l’altrui gloria scorno,
     Finché ingorde d’onor, di pace nude
     294Le perda nell’obblio l’ultimo giorno.
Ma vieni. Il monte, ch’entro sè racchiude
     L’Alme pie, quelle ancor fia che ti scopra,
     297Che cercan fama ove non è virtude.
Tacque; ed io m’avviai veloce sopra
     I curvati archi entro quell’acque, e scolti
     300Le scabre sponde con rozzissim’opra;
Chè non gl’ingegni a saziar più colti
     Le ammorbidì scarpello, anzi le incise
     303Con util modi, e accortamente incolti.
In orribile mostra il Fabbro mise
     I trionfi di Morte, e i Duci, e i Regi,
     306Cui le orgogliose teste ella recise,
Nè gli empj sol, ma i Regnatori egregi;
     Perchè i vani ostri a paragon de’ veri
     309Oltre misura il successor non pregi.
Orator sommi, e Vati al voi leggieri
     Fervido, e illustri Donne, e in nobil’arti
     312Chiunque gloria avidamente speri,
Scoprìan ne’ corpi infracidati e sparti
     L’amaro fin, che il tutto in cener volve;
     315E impresso ivi leggeasi in mille parti: