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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/108

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102 la pittura

tori del teatro cinese o dello spagnuolo, rappresentano in un quadro varie azioni, e sì ti fanno la vita di un personaggio.

Ma troppo grossolani sono per avventura simili errori, perché vi debbano presentemente cadere i maestri di pittura. Più sottili considerazioni merita il tempo e la cultura di questa nostra età; come sarebbe che non solamente belli per sé ed anche convenienti siano gli episodi introdotti nel dramma del quadro, a maggior pienezza e ornamento di esso, ma vi siano necessari. I giochi celebrati in Sicilia alla tomba di Anchise hanno in sé maggior varietà e più cause di diletto, che non han quelli che alla tomba di Patroclo furono prima celebrati sotto alle mura di Troia. Le arme fabbricate da Vulcano ad Enea, se non sono di miglior tempra, sono però più artifiziosamente cesellate di quelle che più secoli addietro avea lo stesso Iddio fabbricate ad Achille. Pur nondimeno, dinanzi agli occhi de' conoscitori, più belli sono i giochi, più belle sono le armi di Omero che di Virgilio, perché così gli uni come le altre più necessari nella Iliade, che nella Eneide non sono. Ogni parte dee aver ordine e corrispondenza col tutto insieme; nella varietà ha da regnare la unità, nel che sta la bellezza [1]; ed è il precetto fondamentale di tutte le arti che hanno per obbietto l'imitar le opere della natura.

Non picciola grazia si accresce talvolta ai soggetti trattati dalla pittura, se arricchiti vengano ed ornati da invenzioni poetiche. L'Albani mostrò parecchie fiate, nelle opere della sua mano, quanto egli avesse l'ingegno coltivato dalle lettere. E Raffaello sopra tutti può anche in questa parte essere ad altrui guida e maestro. Bellissima tra le altre molte è quella sua fantasia, quando nel passaggio del Giordano egli rappresenta il fiume in persona, che colle mani sostenta le proprie acque e fa la via all'esercito degli Ebrei. Né con minor giudizio egli fece rivivere ne' suoi disegni intagliati da Agostino Veneziano gli amorini di

  1. «E per quello che io altre volte ne intesi da un dotto e scienziato uomo vuole essere la bellezza Uno, quanto si può il più: e la bruttezza per lo contrario è Molti»: Monsignor della Casa, nel Galateo, [§ 140].