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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/128

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122 la pittura

Pittura; e ciascuna di esse di tale difficoltà, che il primeggiare in una sola basta a rendere illustre un artefice.

Fontenelle era solito dire che quanto era nemico giurato de' manoscritti, altrettanto era parziale delle stampe[1]; volendo inferire che a colui che teco conferisce le cose sue prima che siano di pubblica ragione non bisogna esser avaro di consigli e del vero. Laddove colui che ti viene innanzi col libro bello e stampato, ben mostra non correzioni volere da te ma lodi ed incenso. Non altrimenti è da dire del pittore che, per avere il tuo parere, ti mostra il quadro dopo ch'egli è vernicato. Il pittore, se è savio, consulterà l'amico suo sopra lo schizzo che ne avrà fatto prima di por mano in sulla tela, o piuttosto sopra li vari schizzi e cartoni che ne dovrebbe fare per non aver poi da tormentar la pittura. Allora gli potrà l'amico porgere una gran luce per la maggior perfezione dell'opera: avvertirlo, per esempio, se nella membrificazione delle figure sia caduto in quel comune vizio de' pittori di far cose simili a se stessi; potrà seco lui discorrerla se nell'azione ch'egli intende di figurare abbia trascelto il punto più importante, più favorevole da rappresentarsi, se gli aggiunti che introdotti vi avrà siano quali più si convengono, se il soggetto massimamente sia trattato con decoro, con erudizione e con costume. Il Pussino, tanto castigato in questa parte, ricorreva al Bellori, al Commendator Del Pozzo e al Cavalier Marini. All'erudito Annibal Caro fece capo Taddeo Zuccheri per le pittoresche sue invenzioni di Caprarola; e il gran Raffaello consultava sopra gli altri il Conte di Castiglione, benché di lettere egli non fosse altrimenti digiuno e sapesse con pari eleganza disegnare e scrivere; gareggiando in ogni cosa con quei nobili artefici della Grecia, che non minor lode riportarono del dire che dell’operare[2]. Di Giotto, restauratore della Pittura,

  1. Mémoires pour servir à l'histoire de la Vie et des Oeuvres de Monsieur de Fontenelle, Amsterdam, 1759, p. 86.
  2. «Gloriantur Athenae armamentario suo: nec sine causa; est enim illud opus et impensa et elegantia visendurn. Cuius Architectum Philonem ita facunde rationem institutionis suae in Theatro reddidisse constat, ut disertissimus populus non minorem laudem eloquentiae eius quam arti tribueret»: Valer. Max., Lib. VIII, cap. XII, exemplo ext. 2.
    Raffaello da Urbino al Conte Baldassar Castiglione [in Raccolta di Lettere sulla Pit-