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| 124 | la pittura |
solamente di che piacere agli artisti, dice un grand'uomo che vola come aquila per le regioni dello scibile[1]. Una assai inetta storia racconta il Baldinucci di un pittore fiorentino, al quale, nel vedere non so che sua opera, disse un gentiluomo parergli che una mano di una tal figura non potesse stare in quell'attitudine e sembrargli alquanto storpiata. Il pittore allora, preso il matitatoio, glie lo porse perch'ei la disegnasse come la voleva. E il gentiluomo dicendo «Come volete voi che io segni, se io non sono del mestiere?», il pittore, che appunto l'aspettava a quel passo, «Or se voi non sete del mestiere», soggiunse, «a che sindacare le opere de’ maestri dell'arte?»[2]; quasi che bisognasse saper disegnare una mano come il Pesarese, per conoscere se altri nel disegnarla l’abbia storpiata sì o no[3]. Assai meglio avvisava quel pittor veneziano, il quale, quando un qualche buon uomo veniva alla sua stanza, gli domandava che gli paresse del quadro che avea sul cavalletto; e se il buon uomo,
- ↑ «Malheur aux productions de l'art, dont toute la beauté n'est que pour les artistes!»: Mr. D'Alembert, dans l'Éloge de M. de Montesquieu, [p. XX].
- ↑ Notizie de' Professori del Disegno da Cimabue in qua, che contengono tre Decennali dal 1580 al 1610, nella Vita di Fabbrizio Boschi.
- ↑ Non milita sempre quel detto di Donatello a Filippo: «To' del legno, e fa' tu». Perché l'altro potrà rispondere: «Io non so far meglio, ma tuttavia so distinguer che tu fai male». Bellissimo a questo proposito è un luogo di Dionigi Alicarnasseo nel Giudicio sopra la Storia di Tucidide: «Non per questo (dic'egli) perché a noi manca quella squisitezza e quella vivezza d’ingegno la quale ebbero Tucidide e gli altri scrittori insigni, saremo egualmente privi della facoltà che essi ebbero nel giudicare. Imperciocché è pur lecito il dar giudicio di quelle professioni in cui furono eccellenti Apelle, Zeusi e Protogene, anche a coloro i quali ad essi non possono a verun patto agguagliarsi: né fu interdetto agli altri artefici il dire il parer loro sopra l’opere di Fidia, di Policleto e di Mirone, tuttoché ad essi di gran lunga fossero addietro. Tralascio che spesso avviene, che un uomo idiota, avendosi a giudicare di cose sottoposte al senso, non è inferiore a' periti»: Carlo Dati, postilla IX alla Vita di Apelle, [p. 100].
non multum differat in iudicando. Ars enim cum a natura profecta sit, nisi naturam moveat ac delectet, nihil sane egisse videatur»: Id., ibid., n. LI.
«Ut enim pictores, et ii qui signa fabricantur, et vero etiam poetae, suum quisque opus a vulgo considerari vult, ut, si quid reprehensum sit a pluribus, id corrigatur: hique et secum et cum aliis quid in eo peccatum sit, exquirunt: sic aliorum iudicio permulta nobis et facienda et non facienda, et mutanda et corrigenda sunt»: Id., De Off., Lib. I, n. XLI.
«Ad picturam probandam adhibentur etiam inscii faciendi cum aliqua sollertia iudicandi»: Id., De optimo genere Orat., n. IV.
«Namque omnes homines, non solum Architecti, quod est bonum possunt probare»: Vitr., Lib. VI, cap. XI.