| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| la pittura | 125 |
dopo di averlo considerato, gli rispondeva non s'intendere di pittura, era per cancellare il quadro e rifarlo da capo. Ognuno, se non può entrare nelle sottigliezze dell'arte, può ben conoscere se una figura ne' suoi movimenti è impedita ovvero sciolta, se le carnagioni ne sian fresche, se è ben contenuta dentro a' panni che la rivestono, se opera ed esprime quanto dee operare ed esprimere.
Ognuno, senza altrimenti entrare in sottili considerazioni e in lunghi ragionamenti, può fare un retto giudizio intorno alla rappresentazione di cose che sente egli medesimo, che pur ha tutto giorno dinanzi agli occhi. E forse non così rettamente ne può giudicare l'artefice, che ha certi suoi modi favoriti di atteggiare, di vestire, di tingere, che si è fatto una certa sua pratica così di vedere come di operare e tutte le cose suole indrizzarle ad una sola forma, biasimando chiunque si discosta da quella. Il pittore, lasciando andare la invidia che talvolta lo accieca, giudica piuttosto secondo Paolo o il Guercino; lo scrittore secondo il Boccaccio o il Davanzati, che secondo il sentimento e la natura. Non così il dilettante ed il pubblico, che è libero da qualunque pregiudicata opinione della scuola[1].
E di vero non componeva già versi quel Tarpa, senza il cui beneplacito non era lecito a' libri di poesia aver l'ingresso nella biblioteca di Apollo palatino. Non è già un'assemblea di autori quella udienza la quale nel teatro francese ha saputo tra tutte le composizioni drammatiche coronare l'Armida, il Misantropo, l'Atalia.
Le Accademie di pittura, composte anch'esse di artefici, vanno soggette a pronunziare di men retti giudizi. Tanto più che i capi di quelle sono il più delle volte collocati in quel grado da secrete pratiche e dal favore, il quale, anche ne' tempi riputati per le arti i più felici, ebbe per vezzo di portare innanzi gl'ignoranti piuttosto che gli uomini scienziati[2]. E di qui senza dubbio
- ↑ «Je ferois souvent plus d'estat de l'avis d'un homme de bon sens, qui n'auroit jamais manié le pinceau, que de celui de la plus part des peintres»: M. De Piles, Remarq. 50 sur le Poème De Arte graphica de M. Du Fresnoy.
- ↑ «Quoniam autem... animadverto potius indoctos, quam doctos gratia superare, non