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| 168 | l'opera in musica |
Niente vi ha di più sconcio di quella loro comune pratica di mangiarsi le finali, e nel tenero lor palato dimezzar le parole. Tanto che se uno non ha dinanzi gli occhi il libretto dell’opera, non riceve per gli orecchi impressione alcuna distinta di quanto e' cinguettano. Diceva a tal proposito assai piacevolmente il Salvini che quella recitazione che per essere intesa ha bisogno di esser letta, è simile a quelle pitture sotto le quali faceva di mestieri scrivere, «questo è un cane», «questo è un cavallo»; e quadrerebbe a noi assai meglio che non fece ai Francesi una caricatura che fu fatta in Parigi di un'opera senza parole, come se le parole nell'Opera fossero veramente un soprappiù[1].
L’andare dipoi de' nostri attori, gli atteggiamenti loro, il portamento della vita, i moti della persona non discordano punto dalla poca grazia, che e' mostrano nel pronunziare e nello esprimersi. Che se ne' principi primi dell'arte loro pur sono così disadatti e goffi, qual maraviglia se non giungono dipoi a quelle finezze ultime che l'arrivarvi è tanto difficile, e senza le quali non ci può essere nell’azione né dignità né verità? Un grande vantaggio sopra il comico ha senza dubbio l'attore nell'Opera in Musica, dove la recitazione è legata e ristretta sotto le note, come nelle antiche tragedie. Egli ha segnate con ciò le vie tutte che ha da tenere; non può metter piede in fallo quanto alle differenti inflessioni e durate delle voci sopra le parole della parte sua; ché a lui esattamente le prescrive il compositore. Ma non resta, per tutto questo, che molto ancora egli non ci abbia a metter del suo. Che altro fa la Coregrafia se non prescrivere anch'essa al ballerino insieme col tempo i passi e i giri ch'egli ha da fare sopra le note dell’aria? Pur nondimeno, non si può mettere in dubbio che il dare a quei passi il loro finimento sta al ballerino medesimo e il condirgli di quelle grazie che ne son l'anima. Così nel recitativo. Oltre il gesto, che è tutto proprio dell'attore, certe sospensioni, certe piccole pause, il calcar più in un luogo che in un altro già non si possono scrivere; dipendono in tutto anch'esse dalla intelligenza sua propria. E in ciò
- ↑ Les amours de l'Empereur Caracalla avec une Vestale, par Le Grand.