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Pagina:Algarotti, Francesco - Saggi, 1963 - BEIC 1729548.djvu/187

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l'opera in musica 181

col negletto, e il disordine che vi regna è l'effetto dell'arte la meglio ordinata[1].

Ma per tornare a cose più vicine a noi, ché non istudiano i nostri pittori quelle che pur hanno negli occhi? Oltre agli antichi edifizî che tuttavia sussistono in Italia, le più belle fabbriche moderne, che si potriano senza inverisimiglianza trasportar sulle scene? Ché non istudiano i campi di architettura che adornano molti quadri di Paolo, co' quali ben si può dire ch'egli ha reso teatrali gli avvenimenti della storia? I paesi del Pussino, di Tiziano, di Marchetto Ricci e di Claudio, che nella natura hanno saputo vedere quanto vi ha di più bello e di più caro? Ed anche chi non fosse di gran fantasia fornito farebbe gran senno a ricopiare così a puntino que' loro paesaggi, imitando quel valentuomo il quale, piuttosto che far del suo delle cattive prediche, imparava a memoria e recitava quelle del Segneri.

Una cosa importantissima, alla quale non si ha tutta quella attenzione che si vorrebbe, è il dover lasciar nelle scene le convenienti aperture, onde gli attori possano entrare ed uscire in siti tali, che con l'altezza delle colonne abbia una giusta proporzione la grandezza degli stessi attori. Veggonsi assai volte

  1. His Gardens next your admiration call,
    On ev'ry side you look, behold the Wall!
    No pleasing Intricacies intervene,
    No artful wildness to perplex the scene;
    Grove nods at grove, each Alley has a brother,
    And half the platform just reflects the other;


    e un poco più sopra

    Consult the Genius of the Place in all;
    That tells the Waters or to rise or fall;
    Or helps th'ambitions Hill the heav'ns to scale,
    Or scoops in circling theatres the Vale,
    Calls in the Country, catches op'ning glades,
    Joins willing woods, and varies shades from shades;
    Now breaks, or now directs th'intending Lines;
    Paints as you plant, and, as you woork, designs.

    (Pope, Epistle to Earl of Burlington, [= Moral Essays, Epist. IV, 113-118 e 57-64]).